Eroi di guerra, eroi di propaganda

È il tuo giorno, Billy Lynn!esce negli Stati Uniti nel 2012 e arriva in Italia un anno dopo edito dall’indipendente minimum fax; la guerra in Iraq è finita da poco tempo, trascinatasi malamente nella melma di una giustificazione apparente, con perdite di soldati, civili, culture e quant’altro.

La storia di Billy, soldato speciale di una squadra Bravo resasi eroica per un intervento sotto attacco nemico ripreso da Fox News, è anche la storia dei cosiddetti Victory Tour, settimane di celebrazione che portano in giro per l’America uomini in congedo temporaneo al fine di dar loro lustro e merito per le azioni perpetrate e il coraggio dimostrato.

Billy ha soltanto 19 anni e si è dovuto arruolare per evitare di finire in guai penali dopo aver distrutto la macchina dell’ex fidanzato dell’amata sorella Kat, abbandonata su due piedi perché rimasta sfregiata brutalmente in un incidente d’auto. Questo libro dà voce al suo pensiero, ai suoi ragionamenti e al suo sconvolgimento, passando dai flashback degli unici due giorni che gli sono concessi per stare con la propria famiglia, quelli del deserto bruciante, del sangue del sergente Shroom che gli muore tra le braccia, a brutali ritorni al presente circondato da mille parole buttate al vento che gridano ‘libertà, no al terrorismo, orgoglio, eroismo, giustizia’.

Billy ha soltanto 19 anni ma ne dimostra molti di più; in battaglia si invecchia come invecchiano i cani, lo sguardo diventa più profondo, più penetrante, più disarmante. Il senso della vita e del dovere prendono un aspetto più concreto e si fanno immediatamente più semplici, privi di sovrastrutture: ciò che conta è la squadra, l’amicizia che si crea tra soldati, il destino che potrebbe aver già sparato la pallottola che ti colpirà, la disciplina.

Quando poi arrivano dai giornalisti le domande più ovvie – ‘Cosa si prova?’ ‘Come si sta nel deserto?’ ‘Cosa fate nei momenti liberi?’- Billy si immagina una serie di risposte sferzanti e sincere che tuttavia non osa pronunciare perché sa che chi ha di fronte non può capire. E se poi la curiosità si sposta sulla politica e sui progressi della guerra, ciascuno dei Bravo assume un’espressione momentaneamente assente: “Stiamo avendo successo in alcune zone, in altre è più difficile perché la popolazione non sembra capire che siamo lì per dargli un’opportunità di vita migliore…”

Gli applausi che seguono sono la dimostrazione che la Patria necessita di avere un quadro chiaro del perché si è deciso di invadere uno Stato senza che vi fossero le basi per farlo, a parte la presenza di Saddam Hussein e di una dittatura sferzante. Non si tratta più della guerra in Afghanistan che continua comunque imperterrita negli stessi anni, anch’essa poi prolungatasi oltre ogni previsione per quasi 4 legislature e con una gestione quantomeno critica.

Portare in corteo i soldati vittoriosi è un memento, un atto di raccoglimento attorno ad una convinzione che va rafforzata; la solidarietà nei confronti delle truppe è sempre stata molto forte negli Stati Uniti, spesso pompata per edulcorare le regole di ingaggio, spesso messa a braccetto con un senso indefinito di paura e necessità di difesa scatenatisi a seguito del crollo delle Torri Gemelle.

Billy si ritroverà a marciare come un burattino durante la cosiddetta halftime walk, la pausa spettacolare, sfolgorante e luminosa che si svolge tra i tempi di gioco di una partita di football; il ballo scatenato e la voce delle Destiny’s Child capeggiate dalla favolosa Beyoncè, i fuochi d’artificio che ricordano inevitabilmente lo scoppio delle granate, il rumore assordante di tamburi e trombe, la posizione sull’attenti in mezzo a ballerini sculettanti che sembrano prenderlo in giro, renderanno Billy cieco dalle lacrime per la mancanza di senso di ciò che gli sta attorno.

Anche l’incontro fugace con una splendida cheerleader e i tentativi della sorella Kat nel dissuaderlo dal ripartire grazie all’intervento di una troupe di avvocati, non saranno motivazioni sufficienti a fargli abbandonare la squadra e i compagni. Il sergente Shroom, morto sul campo, prima di ogni azione prendeva per le spalle i commilitoni e senza pudore alcuno, trascinato da un proprio Karma, diceva ad ognuno di loro ‘I love you’. Ed il senso del tornare indietro, pur con la paura della morte, sta proprio qui, per Billy: il senso sono i suoi fratelli e soltanto loro.

Questo libro è una sorpresa proprio per la sua purezza e serietà; più che essere un testo palesemente anti-interventista, aiuta a comprendere le dinamiche di una società e di un credo occidentale difficile da sradicare o da ridimensionare. Ben Fountain si inserisce a dovere nella letteratura americana di ultima generazione, rimodulando con toni sia empatici che pieni di sarcasmo le già avvenieristiche opere di Vonnegut o Heller sullo stesso filone narrativo.

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