Il tempo è un bastardo

Jennifer Egan mi era nota fino all’altro giorno come famosa autrice americana della nuova generazione ma non avevo ancora preso in mano un suo libro, nonostante ne abbia sempre sentito parlare in termini elogiativi o quantomeno positivi.

Poi, uno dei bookclubs di cui faccio parte, seguendo una tematica particolare legata al Tempo e alla Scrittura, ha scelto come lettura di febbraio “Il tempo è un bastardo”, edito in Italia da Minimum Fax, opera grazie alla quale la Egan ha vinto il Pulitzer nel 2011.

Il titolo originale del libro – che ho scelto di leggere in lingua– è “A visit from the Goon Squad”, in apparenza assai dissimile dalla traduzione. Letteralmente significa ‘Una visita da parte degli scagnozzi’; una Goon Squad può essere un gruppo di bulli che si divertono facendo del male agli altri o di agenti criminali mercenari che agiscono con violenza su indicazione di un boss o di una figura comunque dominante. In questo caso, l’utilizzo della terminologia è metaforico: è il Tempo ad inviare i suoi squadristi in visita ai vari personaggi del libro e di conseguenza al lettore, portando in luce vecchi ricordi e un passato che spesso si vorrebbe dimenticare. Quindi, sì, il Tempo può essere un gran bastardo.

La Egan sceglie di costruire il suo racconto su piani narrativi disparati, collocando i capitoli senza disposizione lineare ma su sfasamenti spazio-tempo che danno modo, alla fine, di avere un quadro completo della storia dei singoli protagonisti. Questo modo di procedere non destabilizza ma rende la lettura più accattivante; il lettore si ritrova a guardare la scena da diversi punti di vista, come un prisma che riflette immagini percepite in modo assolutamente personale a seconda di chi vi guarda.

E così le storie di Sasha e Bennie, centrali nelle altre vite che si intersecano, approdano e abbandonano il loro cammino nel tempo, diventano multi sfaccettate, reali, concrete senza mai risultare piatte e banali. La trama della loro esistenza, che corre sul filo della musica, sempre presente in tutte le pagine, è fatta di errori, disastri, momenti unici, esperienze estreme o normalmente quotidiane, delusioni, illusioni, felicità, amore e dolore.

Questo libro mi è parso particolarmente ingegnoso, ironico e cinico, capace di scavare nel profondo dell’anima fino a far male. Il Tempo della Egan compie lunghe circonvoluzioni per poi trovare ricovero in un momento di finale ricongiungimento; un romanzo tosto che si tesse come una ragnatela di ricordi personali e altrui, accompagnato dalle note dure del rock e da quelle pestate del punk.

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