Arturo Bandini: un personaggio maledettamente romantico

Se incontrassi Arturo Bandini in un libro

“Arturo Bandini: sentite che nome! Un nome che ti permette di assaporare la grandezza”. A chiunque, dopo essersi imbattuto in Chiedi alla polvere o Aspetta primavera, Bandini, verrebbe naturale pronunciare queste parole. Perché di personaggi pieni di vita come Arturo se ne conoscono pochi nella storia della letteratura. John Fante ha fatto un miracolo: l’eterno giovane Bandini respira ossigeno e anidride carbonica proprio come noi, e forse anche un po’ di sano smog di Los Angeles.

Se incontrassi Arturo Bandini per strada

Tuttavia se incontrassi Arturo Bandini per strada probabilmente lo eviterei a tutti i costi, passandoci alla larga come se potesse attentare alla mia tranquillità. Tanto arrogante e presuntuoso che non c’è bisogno di parlargli per capirlo. Anche Camilla Lopez avrebbe preferito non averci mai avuto niente a che fare, se non fosse stata costretta a servirgli il caffè al bar dove lavorava. Allo stesso modo avrebbe agito sua madre, la devota Maria, se non fosse stata proprio lei a dargli la vita. Ma come può qualcuno provocare tale repulsione? Forse perché Arturo sembra la classica persona che ha messo il proprio ego al posto del sole. Tutto il mondo gira intorno ad esso, o almeno così pare.

ritratto-di-john-thomas-fante_12997Il cagnolino rise“, il primo racconto da lui pubblicato in Aspetta primavera, Bandini, diventa in tutti sensi la sua carta d’identità. Quando conosce qualcuno, prima di dire il suo nome gli porge la rivista su cui è stato pubblicato il racconto, quasi a voler dire: “non ti preoccupare, un grande scrittore come me può permettersi di perdere tempo in tua compagnia”. Ma poi Camilla Lopez, la scontrosa cameriera messicana, inavvertitamente gli ruba il cuore dando così modo ai lettori di John Fante di conoscere la vera natura dell’aspirante scrittore.

Se incontrassi Arturo Bandini in un bar

Se incontrassi Arturo Bandini in un bar qualche tempo dopo la fine di Chiedi alla polvere , probabilmente sarebbe nuovamente sereno: parleremmo tranquillamente di baseball, di Dostoevskij e dell’Italia. Probabilmente non avrebbe il coraggio di rinvangare però la sua storia con Camilla perché quell’amore non gli sarebbe mai scivolato via. Ma se il bar fosse dotato del vino di Angelo Musso la situazione cambierebbe e potrei venire a conoscenza del suo controverso rapporto con la messicana. Mi racconterebbe così del loro primo incontro al bar, del pessimo caffè che gli ha servito Camilla, dell’amore della messicana per Sammy (anch’egli aspirante scrittore), della malattia di quest’ultimo, della marijuana a cui si affeziona Camilla e del manicomio in cui è venuta rinchiusa.

Poi arriverebbe a parlarmi dei telegrammi che riceveva da un mittente sconosciuto in cui gli venivano richiesti dei soldi, di come mandava questi soldi al mittente senza esitare, di come sarebbe andato a revisionare i lavori di Sammy pur di far felice Camilla. Infine avrei saputo della scomparsa nel deserto di Camilla e di quel libro gettato nella direzione in cui presumibilmente si sarebbe diretta.

Probabilmente non mi sarei reso conto di quanto fosse grande la sua passione per la vita se i miei contatti con il signor Bandini fossero terminati in quel bar. Probabilmente se non avessi incontrato Charles Bukowski la sera dopo in un locale sempre a Los Angeles non avrei letto mai Chiedi alla polvere e non avrei mai capito chi fosse questo orgoglioso scrittore.

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