“Casa d’altri” di Silvio D’Arzo, il gioiello dimenticato della letteratura italiana

Si inizia con il prendere in mano un libro piccino edizione Einaudi; sulla copertina una chiesetta di campagna appoggiata su un prato ricoperto di brina. Il richiamo al paesaggio è dunque immediato e si dimostra forte e concreto anche all’interno, tra le pagine meravigliose scritte da questo talentuoso autore a molti sconosciuto.

Cosa ci narra Silvio D’Arzo in Casa d’altri? Dipinge a colori freddi, sulle tinte ombrose del viola, quadri in movimento, scatta fotografie di dialoghi tra personaggi che si muovono plastici, nelle vesti del loro ruolo, vesti riconoscibili per la loro caratterizzazione tipizzante (la vecchia, il prete, il ragazzo, la coppia di anziani, il soldato, il maestro…) eppur così umane, così uniche e precise nel momento in cui vengono raccontate.

La lingua usata è semplice e pura ma nient’affatto scontata; si pregia di pennellate magiche, frasi d’epica intensità, scambi di battute frammezzate da silenzi ricchi di significato. Ogni racconto sembra slegato dagli altri ma, a ben guardare, sullo sfondo scorre una trama comune di solitudine, ricerca di senso, temperature fredde, colori accesi, piccole disperazioni, gesti che trasudano concretezza, terra dura, passi nel buio… E case d’altri, nelle quali ci si sente estranei e lontani.

Un gioiello.

Come lo é anche Penny Wirton e sua madre, una favola per adulti, un romanzo per ragazzi. Il rapporto stretto e struggente tra una mamma forte e coraggiosa ed un figlio orfano in cerca di se stesso, sempre vestito di giallo, un racconto di formazione immerso nella vita di un paesucolo fittizio della campagna inglese con il ritorno sempre apprezzato di personaggi macchiettistici e dialoghi svelti.

Silvio D’Arzo é morto di leucemia a soli 32 anni lasciando dietro di sè un enorme produzione narrativa e un apprezzamento postumo che l’ha fatto riscoprire nel tempo. Vi esorto a scovarlo e a leggerlo perchè ne vale davvero la pena!

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