Paolo Sorrentino: odio, amore o indifferenza?

Non mi pare di aver mai sentito un parere univoco sull’opera di Sorrentino. O lo detestano o lo adorano o lo ignorano con un’indifferenza quasi imbarazzante. Spesso la stessa persona arriva ad amarlo e odiarlo nell’arco di un anno, giusto il tempo di due film, o di due scene che vengono percepite come accostate male; c’è l’eccesso di estetica o la fantasmagoria fotografica; c’è la purezza dei colori o la durezza cromatica; c’è la genialità della musica o la scelta stonata. C’è chi lo accosta a Fellini, denigrandolo o esaltandolo nel paragone.

Insomma, lasciando da parte il mio parere personale (peraltro consolidatosi chiaramente dopo la visione della serie tv The Young Pope), non si può negare che l’uomo desti sospetti di una qual certa genialità. Perché i geniacci sono sempre stati oggetto di critica estrema, positiva o negativa che sia.

Non avevo mai letto nulla degli scritti di Sorrentino, quando ho visto in libreria il suo ultimo libro, Gli aspetti irrilevanti, mi sono incuriosita soprattutto per il contenuto poco ortodosso anche se non eccessivamente originale. Il fotografo Jacopo Benassi consegna al regista 23 scatti in bianco e nero, ritratti di uomini e donne di cui non si conosce nome, provenienza, estrazione sociale, attività lavorativa, relazioni; Sorrentino li osserva e comincia a scrivere delle storie.

Quanti di noi si sono domandati, almeno una volta nella vita, magari guardandosi attorno seduti in tram, cosa ci fosse al di là delle sagome che ci circondavano, dove portassero i loro passi una volta scesi alla fermata, quale piccola o grande esperienza si accingevano ad affrontare.

Stessa domanda che si sarà posto Sorrentino, dandosi a suo modo le proprie risposte. Per ogni immagine, un racconto di vita, inventato di sana pianta, ispirato dai tratti fisici in un senso quasi lombrosiano o da un’aura impercettibile, un complesso di emozioni nascoste dietro un paio di occhiali, infilate nel taschino di una giacca dal taglio elegante, nella sottigliezza di un labbro superiore, nelle mani inanellate.

La genialità dell’autore sta nel creare sceneggiature brevi ma potenti, ricche di sfumature, sempre in bilico tra tristezza e riso, cinismo e speranza (poca, a dire il vero), sesso e amore bistrattato. 23 racconti distribuiti su mezza Italia e oltre, eccentrici o furbescamente banali, farseschi o colmi di dolore. Alcuni, diciamocelo, un po’ ripetitivi.

Forse, e dico forse, il senso della fotografia quasi si perde in uno sbilanciamento troppo forzato dalla forza stilistica delle singole storie ma si crea inevitabile nel lettore l’istinto giocoso del trovarsi o meno d’accordo con l’analisi svolta da Sorrentino che induce a sviluppare altre versioni, fungendo da fornace di immaginazione.

 

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Un pensiero riguardo “Paolo Sorrentino: odio, amore o indifferenza?

  1. Grazie dell’articolo. Non conosco Sorrentino scrittore ma conosco il regista. E devo essere sincero; le critiche che gli vengono mosse a mio parere sono legittime. Proprio l’altroieri rivedevo 8 e 1/2 e notavo la marchiana parentela di Sorrentino con Fellini. Ecco, se posso riagganciarmi al suo scritto, Sorrentino si guarda attorno
    ma è innamorato solo della superficie; poi estrae dalla tasca i due tre aromi di impressione di profondità e serve il piatto surgelato per l’Estero

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