Al confine tra realtà e finzione: una biografia “teatrale”

Per Olov Enquist è uno degli autori di spicco tradotti dalla casa editrice indipendente Iperborea che da anni si dedica al diffondere la conoscenza degli scrittori del nord Europa, una scelta che si sta dimostrando sempre più vincente.

Enquist si è già dedicato al racconto-documentario narrando le vicende del rivoluzionario danese Struensee, Il Medico di Corte che cercherà di trasformare il regno di Danimarca nella prima monarchia davvero illuminata. In quel contesto aveva scelto di scrivere in forma di romanzo, attenendosi tuttavia ad una scrupolosa ricerca della verità e attingendo, a tal fine, a quanto si era riportato all’epoca dei fatti tramite lettere, notizie di giornale, documenti e diari.

Questa volta, invece, dovendo affrontare la vita di uno dei personaggi più eclettici e contraddittori della Svezia, nonché padre e monumento della letteratura di quella nazione, Enquist si dedica alla costruzione di un testo più congeniale al soggetto: August Strindberg fu, tra le altre cose, un grande drammaturgo e quale miglior modo per esporre le sue vicende strampalate se non una sceneggiatura teatrale?

La fluidità delle immagini che si susseguono, come cambi di scena repentini ma perfettamente coordinati, evidenziano perfettamente quella che è stata una personalità altrettanto svelta nel muoversi in diverse direzioni durante tutta un’esistenza.

Strindberg è un misogino ma si sposa ben tre volte, creando relazioni dolorose che altrettanto dolorosamente si distruggono; è vicino ai socialisti senza mai farsi coinvolgere davvero nella politica del tempo, rimanendo affascinato anche da altre visioni più radicali che inneggiano alla superiorità di alcuni uomini su altri. Strindberg scrive, scrive e scrive, dipinge, vive una religiosità molto mistica, vaga in un’ Europa che finisce sempre con l’escluderlo, si fa alchimista e chimico, costruirà fuochi d’artificio per i suoi figli nel tentativo quasi infantile di ricordar loro il suo affetto.

Tutte queste istantanee di vita, rappresentazioni perfette e dettagliate disposte su un immaginario palco teatrale, vengono illuminate da un occhio di bue penetrante che lascia in ombra solo il superfluo, richiamando l’attenzione del lettore-spettatore sul dramma di un uomo complesso, nel suo quotidiano o immerso negli eventi della sua epoca.

Enquist ha scritto un’eccellente opera scenica, utilissima per scoprire e approfondire le multiformi espressioni artistiche di un folle genio.

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