Così mi ha conquistata Arturo Bandini. “La strada per Los Angeles”

Ho letto “La strada per Los Angeles” e ho avuto qualche problema a relazionarmi con Arturo Bandini.

Vi è mai capitato di non riuscire a capire immediatamente un personaggio? Io in verità sto sempre attenta a cogliere tutto fin da subito, perché, quando leggo, cerco di restare abbastanza lucida per non perdermi tra le parole di un autore (solo David Foster Wallace riesce a tirarmi scema senza che nemmeno me ne accorga).

Questa volta invece è stato John Fante a confondermi. Ho iniziato “La strada per Los Angeles” pensando che Arturo Bandini fosse un personaggio diverso. Soprattutto all’inizio del libro mi ha sconvolta. Continuavo a chiedermi come un tale misogino potesse aver conquistato così tanti lettori in tutto il mondo. E poi la battaglia con i granchi mi ha impressionata: non capivo come si potesse uccidere uno stuolo di animaletti solo per la voglia di vincerli. Ma poi è stato chiaro.
Quando un granchio bellissimo si distingue fra gli altri, Arturo non può che notarne i colori fosforescenti e il portamento regale. Quel crostaceo dev’essere una donna, una principessa. Bandini per un attimo non sa che fare, ma, mosso dalla voglia di predominare, infine uccide la principessa. Avete mai sentito di un eroe uccidere la sua bella? Io no, mai.

Ed è proprio questa la chiave di lettura. John Fante non vuole raccontare la storia di un eroe, ma di un uomo che è talmente attratto dalle donne – meglio se belle – che non può fare altro che eliminarle. Questo è il suo scudo, la sua difesa per non morire. Quindi Anna, la Piccola Ragazza e tutte le altre bellissime donne (icone porno) che ha ammirato per tutta la sua giovinezza, chiuso nella sua stanzetta, devono essere distrutte con teatrale disillusione – non per malanimo, bensì per una strana forma di amore codardo.

Finito il libro mi sono resa conto che Bandini non è un misogino, ma un folle innamorato. Anche se non è un eroe, mi ha conquistata. E spero che non uccida anche me.

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