Mai romanzo mi ha fatto soffrire tanto

Che cosa ti aspettavi? Si chiede Stoner nei suoi ultimi giorni. Che cosa di aspettavi dalla vita? In fondo, se ci pensiamo bene, sta proprio qui il problema, il nocciolo, la questione. L’intervallo tra le nostre aspettative e la realtà è sempre troppo vasto, troppo lontane stanno le due sponde e nessun transatlantico riuscirà mai a fare la traversata.

“Stoner” di John Williams è il libro che mi ha fatto più soffrire nella mia vita. Non mi era mai capitato di stare così male, di perdere la testa, di indispormi come durante la lettura di questo romanzo. Di Stoner ci viene raccontato tutto o – per meglio dire – quel poco che c’è da sapere: le umili origini, i debiti che fanno i genitori per mandarlo all’università, la decisione di abbandonare la facoltà di agraria per quella di letteratura, i due amici del venerdì, il dottorato, l’insegnamento, il triste matrimonio, la figlia Grace, la diatriba col professore storpio Lomax, la passione vera per Katherine Driscoll, il cancro e la morte. Trecentotrentadue pagine riassunte in quattro righe.

Quella di Stoner è una vita monotona, sottotono. Spesso viene voglia di prenderlo a calci perché speri che reagisca, che non lasci andare tutto all’aria, che non si accontenti, o che per lo meno riesca a godere di quel poco che riesce ottenere dalla vita. E invece non lo fa mai. Capita, leggendo, di esser portati a scuotere la testa, cercando di non guardare la pagina. Fa troppo male, non è possibile assistere a questo strazio. Immaginatevi di essere legati a una sedia e di avere di fronte uno dei vostri amici più cari che viene malmenato. Ecco, la sensazione è un po’ quella. Il problema però è che la scrittura di Williams è poetica e dolce e non ti stacchi da quelle pagine, perché sai che lì dentro c’è tutto quello che senti e che non riesci a portare a galla. Vai avanti a leggere, sperando di trovare una soluzione alle tue angosce che sai così simili a quelle del protagonista ma man mano che vai avanti ti allontani sempre più dalla speranza di trovare un’ipotetica soluzione e ti avvicini sempre più alla drammaticità di quella che pian piano capisci essere la realtà.

Leggere questo romanzo significa fare i conti con se stessi. Quando ti chiedi che senso abbia vivere un matrimonio così infelice come quello di Stoner ti chiedi se le tue relazioni valgano la pena di essere vissute, quando ti chiedi perché Stoner si ostini a perseguire un sogno fragile come quello di essere un buon insegnante ti chiedi quanto valore abbiano i tuoi progetti, quando ti chiedi perché Stoner non faccia di tutto per conservare i suoi affetti e le cose che lo rendono felice ti chiedi se anche tu, veramente, stai facendo di tutto per essere felice. “Stoner” di John Williams è un libro devastante, uno dei libri più belli che abbia mai letto.

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