Il problema è abituarsi al male. “L’estate fredda” di Gianrico Carofiglio

Nella vita ci si abitua a tutto, si dice. Ci si abitua alla povertà, alla sofferenza, alla mancanza di luce, alla solitudine, alla stanchezza. Ed è spesso una fortuna abituarsi perché altrimenti sopravvivere diventerebbe un’impresa troppo grande per essere affrontata. Il problema, però, è che ci si abitua anche al male, e questo può diventare pericoloso. Il maresciallo Pietro Fenoglio, per esempio, è stato costretto ad abituarsi a vedere i corpi esanimi di morti ammazzati, cosa che invece non è mai riuscito a fare l’ispettore Bloch (grande amico di Dylan Dog), costretto a far sempre scorta di antiemetici. Il mafioso barese Lopez, invece, si è abituato a uccidere. Non che la prima volta non gli fosse tremata la mano, ci mancherebbe, però già dal secondo omicidio tremava un po’ meno. Al terzo, invece, era stata una passeggiata. Aveva ancora la pistola fumante e già, affamato, si riempiva la bocca di cibo. “Il problema, maresciallo, è che uno si abitua a tutto. Anche a fare gli omicidi”, ha racconta a un certo punto Lopez a Fenoglio.

Il ritorno di Gianrico Carofiglio non lascia indifferenti. Ambientato a Bari nel 1992, mentre vengono uccisi a qualche centinaia di chilometri prima Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino, “L’estate fredda” racconta una storia di mafia, vendetta e giustizia. Protagonista è il maresciallo Fenoglio, già comparso in una storia, “Una mutevole verità”, l’unica opera dell’autore pugliese che non mi abbia soddisfatto pienamente. Non mi ero innamorato di Fenoglio, ai tempi, ma dopo “L’estate fredda” Carofiglio non mi ha lasciato scampo: Pietro Fenoglio riesce a tener testa a quel personaggio indimenticabile che è l’avvocato Guido Guerrieri, protagonista di ben cinque romanzi [“Testimone inconsapevole” (2002), “Ad occhi chiusi” (2003), “Ragionevoli dubbi” (2006), “Le perfezioni provvisorie” (2010) e “La regola dell’equilibrio” (2014)]. Fenoglio è un militare sui generis: appena lasciato dalla compagna Serena, ama leggere, andare per musei, ascoltare musica classica. Ed è lui ad indagare sull’omicidio del figlio del boss mafioso Grimaldi. Il corpo del bambino viene ritrovato in un pozzo poco fuori Bari. Nel gruppo di Grimaldi c’è stata una faida interna e al capo dei ribelli si trova il già citato Lopez. Ed è lui il primo indiziato: aveva tutte le carte in regola per essere il fautore del sequestro. Ma quando Lopez decide di costituirsi e parlare con le forze dell’ordine, dice di essere innocente, almeno di quell’omicidio.

In questo romanzo Carofiglio ci torna a parlare di quella disordinata zona grigia che colma la distanza tra bene e male. Il bene e il male, come il bianco e il nero, sono concetti astratti che non esistono in natura. Sono stati creati dall’uomo perché potesse orientarsi. Nella quotidianità, in realtà, abbiamo tutti a che fare con quella sterminata zona grigia, dove è tanto difficile stare in piedi e non sbandare. “Cammina con una persona integerrima per un chilometro e ti racconterà almeno sette bugie”, dice a un certo punto Fenoglio, nel suo eterno interrogarsi su quelle questioni morali tra le quali è possibile trovare nient’altro che verità provvisorie. Anche se non arriveremo mai ad alcuna certezza, chiedersi, ogni giorno, quale sia la cosa giusta da fare rimane di fondamentale importanza, ancor più oggi che siamo presi da tanti altri pensieri. Ricordando che la cosa “giusta” non è sempre sempre la cosa “utile”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...