Parliamo di Stefan Zweig

“Chi era costui?” Per molti questa potrebbe sembrare una domanda assurda ma non tutti conoscono l’opera di Zweig nonostante la sua abbondanza e varietà né, tantomeno, conoscono l’uomo dietro l’autore, un personaggio tutt’altro che scontato.

Zweig nasce a Vienna nel 1881 da un’agiata famiglia ebrea; la città riposava, all’epoca, al centro di un impero la cui fine era ancora lontana e impensabile. Vi soggiornavano artisti, musicisti, grandi architetti e giovani poeti. La famiglia Zweig ha un’industria tessile assai fiorente e il secondogenito può decidere di non seguire le orme del nonno e del padre, lasciando a suo fratello le redini del commercio e dedicandosi alla facoltà di filosofia. Tuttavia la materia non lo allettava quanto lo scrivere poesie, comporre belle traduzioni e dedicarsi al viaggio.

Ed è con lo studio, la ricerca e le esperienze vissute in Europa, Asia e America che Zweig finisce con l’accumulare un quantitativo ingente di materiale per i suoi libri, da subito immensamente apprezzati, romanzi, biografie, racconti, versi, articoli giornalistici e  quant’altro.

Vive attraverso la Prima Grande Guerra con immensa tristezza, osservatore nostalgico e abbattuto di un mondo che scompare, di generazioni perdute e città che si spengono; continua a viaggiare, rimanendo poco in ogni posto e tornando sempre a casa, a Vienna, tanto amata e per un lungo periodo assai felice a Salisburgo. Poi, nel soffio di appena vent’anni, ecco l’ascesa di Hitler, l’Anschluss –l’annessione dell’Austria alla Germania nazista – e l’ispezione in casa sua da parte della polizia. È l’ora di fuggire, assieme a parte del popolo ebraico, verso enclavi più sicure e con la moglie raggiungerà l’Inghilterra. Abbandonerà l’Europa per sempre nel 1938 e si stabilirà a Petropolis, cittadina termale vicino a Rio de Janeiro, perdendo pian piano ogni desiderio di vita, incanalando la sua scrittura in pensieri sempre più tristi e drammatici, costretto in una solitudine coartata in una patria che, sebbene accogliente, non può dirsi “casa”. Il dramma dell’Europa in fiamme e del suo passato travolto lo portano, infine, assieme alla moglie, al gesto estremo, al suicidio con una dose di barbiturici nel 1942, appena sessantenne.

Mi piacerebbe a questo punto suggerirvi tre letture in qualche modo “emblematiche”, riassuntive del suo stile capace di coprire i generi più disparati e assai utili per invogliare alla scoperta più approfondita di questo fantastico scrittore.

Magellano’,1938 https://www.amazon.it/Magellano-Stefan-Zweig/dp/8817010677. Una delle innumerevoli biografie scritte da Zweig, sicuramente la più avvincente ed avventurosa. Tanti sono stati i personaggi di cui l’autore ci ha raccontato le vicende e tra loro spuntano Maria Antonietta, Balzac, Dostoevskij ed Erasmo da Rotterdam; non poteva mancare l’uomo che è riuscito a circumnavigare il globo, il capitano portoghese che pur di inseguire il proprio sogno nella ricerca disperata di un punto di passaggio tra gli Oceani, tradisce la patria e salpa con bandiera spagnola. Perderà uomini per morte e ammutinamenti, saccheggerà villaggi, soffrirà il caldo e il freddo estremi, tempeste e bonacce micidiali fino all’inferno del Pacifico, infinito e mai esplorato, dove la sete e la fame faranno pedine dei suoi pochi compagni rimasti. Rivedrà la terra ferma? Cosa accadrà della sua storia? Zweig tiene stretti al libro con maestria e genio, aprendoci le porte di un racconto incredibile e magnifico.

Momenti Fatali’, 1943 http://www.adelphi.it/libro/9788845919985 . I 14 capitoli di questo libro sono dedicati al racconto di avvenimenti storici brevi ma intensissimi, capaci di rappresentare tutta un’epoca nel loro svolgimento. Ma sono anche attimi rappresentativi della vita di un’artista inceppatosi nel mezzo della propria creatività o di uomini che si trovano improvvisamente soli nelle scelte del destino o soggiogati dall’avventura intrapresa. Zweig ci racconta della scoperta dell’Oceano Pacifico, della conquista di Bisanzio, della battaglia di Waterloo, delle crisi spirituali di Goethe, della vita di Cicerone, della fama destinata a spegnersi del presidente americano Wilson, del collegamento telegrafico sotto l’Oceano Atlantico e di altro ancora. Brevi e intense narrazioni soffuse di anticata eleganza.

Quel paesaggio lontano, http://www.edt.it/quel-paesaggio-lontano/.Questa raccolta che prende il titolo da una poesia di Zweig scritta nel 1924, è dedicato a quanto di più bello e intenso scritto dall’autore sui suoi innumerevoli viaggi. Si tratta per lo più di articoli di stampo giornalistico ma tutti caratterizzati dalla vena poetica e acuta dell’osservatore del ‘900. I vari pezzi seguono la vita di Zweig in ordine cronologico, rappresentando un mondo di cartoline che scivolano dalla descrizione fotografica a quella quasi impressionista, sfumata in parole auliche. Si ha anche modo di capire come la scrittura di Zweig si adatti al tempo e al suo animo seguendone il vertiginoso crollo verso un abisso di malinconia, lontano dal mondo amato e conosciuto che non avrà più modo o la forza di tornare a guardare. Questo lungo saggio composito sul viaggio e sul senso del viaggiare è antesignano di tutta la letteratura di genere che seguirà e, a mio avviso, andrebbe sicuramente letto!

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