Ogni parola al posto giusto. “Vuoi star zitta, per favore?” Di Raymond Carver

La pausa pranzo volge al termine, sto per indirizzarmi verso l’ufficio. Decido di allungare il tragitto di qualche metro per passare davanti alla bancarella di libri usati, dove a volte riesco a trovare qualche chicca a poco prezzo. Il banchetto è diviso in due parti, la prima contenente i volumi più datati, con qualche segno di usura, in vendita a 2,50 euro, la seconda i volumi più recenti e meglio conservati (a volte praticamente nuovi) a 5 euro.

Non appena mi avvicino alla metà più economica, mi cade l’occhio su una copia di Vuoi star zitta, per favore? di Raymond Carver. Edizione minimum fax, prezzo sulla quarta di copertina in doppia valuta lire/euro: 24.000 lire, pari a 12,39 euro.

Un Carver mancante, in un’edizione che trasuda nostalgia, in perfette condizioni, in vendita a 2,50 euro, il prezzo di caffè e brioche. Deglutisco. Mi scappa un colpo di tosse isterica. Afferro prontamente il libro, poi d’istinto mi alzo sui tacchi, gonfio il petto e inizio a soffiare. Proteggo la mia conquista. Non devo abbassare la guardia, qualche malintenzionato potrebbe portarmela via. Ma intorno a me non c’è nessuno, solo il libraio che osserva la scena chiuso nel suo gabbiotto, al riparo dall’aria pungente. Il volto è imperscrutabile, non trapela nessuna emozione sotto quel paio di baffi bianchi. Probabilmente pensa che io sia pazzo, oppure mi compatisce. Non lo so, non importa. Carver è mio, nessuno me lo porterà via. Lo guardo, lo accarezzo, lo sfoglio. Poi mi assale un dubbio. Mi guardo intorno alla ricerca di una telecamera, non sarà mica una candid camera e io finisco in TV sorpreso a gonfiarmi come un tacchino e a soffiare come un gatto randagio per un libro? Poi mi rendo conto di essere un patetico paranoico, pago senza avere il coraggio di guardare in faccia il libraio e mi allontano trionfante.

Scusate la divagazione, un po’ lunga ma doverosa, e veniamo alla recensione.

Vuoi star zitta per favore? è la prima raccolta di racconti di Carver, pubblicata nel 1976. È l’opera che segnerà un punto di svolta nella carriera dello scrittore americano, conferendogli la meritata notorietà.

L’opera d’esordio ci consegna un autore già nel pieno della maturità. Troviamo infatti tutte quelle caratteristiche che porteranno Carver ad essere considerato unanimemente un maestro assoluto di narrativa breve: una prosa asciutta e limpida, trama essenziale, costituita per lo più di momenti, di sprazzi di vita, e personaggi delineati in maniera magistrale.

La vita è una cosa seria

“Ci sono morte, rovina, abbandono, gente sgradevole che si presenta alla porta di casa con ogni sorta di brutte notizie. La vita è una cosa seria, in questi racconti. E qui non c’è altro che vita” scrive Richard Ford nel risvolto di copertina, e francamente è difficile trovare parole più appropriate.

Carver entra in casa dei suoi personaggi, si accomoda sul divano, si toglie le scarpe, sorseggia un bicchiere di whisky, osserva cosa accade e lo descrive con profonda maestria.

Non c’è traccia dei salotti buoni frequentati da politici e intellettuali, i personaggi non possiedono un linguaggio forbito come gli scrittori e i professori universitari delle opere di Roth; al contrario, i protagonisti di Carver sono persone che lavorano al fast food, in falegnameria o al distributore di benzina, è gente che piega la schiena, macina chilometri, si sporca le mani, gente che a volte nemmeno può contare sulla sicurezza di un’occupazione stabile.

Vuoi star zitta, per favore? spalanca una finestra sulla middle class degli anni ’70 che ha accantonato il sogno americano e deve affrontare una dura quotidianità con faticosa rassegnazione.

L’opera è priva di retorica e di giudizi morali, che restano eventualmente affidati al lettore, le storie narrate fluiscono senza scossoni e colpi di scena, spesso manca un vero e proprio finale, e sono paradossalmente questi i pregi principali di questi racconti.

Fatevi un regalo, compratevi questo libro. Difficilmente lo troverete su una bancarella a prezzo stracciato, ma non importa, compratelo in libreria, a prezzo pieno. L’unico rimpianto sarà che i racconti sono solo ventidue.

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