Le segrete ragioni che spingono a collezionare cose

Già nel suo “L’arte di collezionare mosche”, sempre edito da Iperborea, Frederic Sjoberg ci aveva preso per mano portandoci nello stranissimo mondo della ‘bottonologia’, il mondo dei collezionisti agguerriti, capaci di concentrare tutta la loro esistenza nella ricerca spasmodica dei più disparati esemplari di uno stesso animale o oggetto.

Alcuni bottonologi, tuttavia, non si accontentano della singola raccolta ma finiscono per collezionarne moltissime, sempre alla ricerca della novità, del guizzo vivace che dia il via a una nuova avventura. Lo stesso autore, raccontandosi nei suoi libri, si trova in questa condizione di costante cambiamento, partendo da un passione giovanile per i lombrichi, dedicandosi poi per dieci anni ai sirfidi (le mosche, per noi inetti) ed infine andando a ricostruire le vite di personaggi illustri.

Ed è così, leggendo “Il re dell’uvetta“, che veniamo a conoscenza di Gustaf Eisen, uomo multiforme e sfuggente, vissuto fino a tarda età a cavallo tra otto e novecento, impareggiabile osservatore e tuttologo. Eisen abbandona la Svezia con un compito accademico di ricerca, inviato da alcuni professori sulle coste Americane; finirà per perdersi negli Stati Uniti perseguendo i più disparati obiettivi, risollevandosi sempre dopo alcune sconfitte, producendo una serie infinita di testi specialistici dedicati alla zoologia, alla botanica, alla fotografia e all’arte.

Senza più un soldo, farà crescere l’uva sultanina nei vitigni di un suo fratellastro vicino a San Francisco, divenendo un esperto nel settore. Si dedicherà alla salvaguardia delle sequoie facendo in modo che ne venga istituito un parco naturale nazionale, all’interno del quale tutt’oggi riposano le sue spoglie. Andrà in Guatemala a raccogliere tessuti indigeni e comporrà un accuratissimo studio su un calice rinvenuto in un negozio antiquario… Il Sacro Graal forse?

Insomma, in un continuo gioco narrativo speculare, Sjoberg racconta la vita di Eisen accostandola alla propria, dipingendo un mondo che forse ci tocca solo poche volta nell’arco della nostra esistenza, quando ci appassioniamo a qualcosa di particolare per un certo periodo (le figurine, le essenze del tè, i libri rari, i poster di un certo film…). La bellezza di questi personaggi, pur nella loro solitudine, sta nell’incessante desiderio di scoperta, sete di conoscenza e di descrivere il mondo attraverso il particolare.

Vien voglia di seguirne le orme, lasciandosi per un attimo conquistare dalla bellezza delle piccole cose.

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