Le cose vanno solo se le lasciamo andare

Le cose vanno solo se le lasciamo andare. Poi non è detto che se abbiamo lasciato andare qualcosa o qualcuno sia stato per pigrizia o noncuranza. Possiamo averlo fatto per amore, senso del sacrificio, o per una – pur debole – morale. Ciò a cui teniamo dovrebbe essere conservato con la stessa cura con cui ci laviamo i denti o ci preoccupiamo che il nostro stomaco sia sempre pieno. Ma quante volte ci scordiamo di farlo? Non so voi, ma io troppo spesso. Poi c’è chi, pur di non lasciare andare suo fratello, parte per il Paese delle ultime cose, un luogo in cui ogni legge è saltata, ogni etica ha perso qualsiasi legittimità e la civile convivenza è un concetto lontano ai suoi abitanti quanto Plutone lo è per il sole. Eppure Anna Blume è partita, ormai da tanti anni.

Quello che sappiamo lo dobbiamo a una lettera che la stessa Anna dedica a un amico, o più probabilmente a un compagno con cui ha vissuto fino alla tragica decisione di andarsene. Una lunga lettera in cui la protagonista racconta il suo gesto e, soprattutto, la città in cui si è trovata a vivere. Una volta arrivata va alla ricerca di William, il fratello, un giornalista inviato dal giornale per cui lavora per fare un reportage di questo luogo ai confini della terra e della possibilità, un luogo dal quale non dà più notizie da tanto, troppo, tempo. Non c’è nessun organo statale, non c’è cibo per tutti, i bambini si rifiutano di nascere. La tensione sociale è alle stelle, la povertà ai minimi storici, l’aggressività gratuita ha preso il posto della cortesia. Un luogo che è l’incarnazione di tutte le paure che tormentano, quotidianamente, le nostre vite: la paura di rimanere soli, di rimanere senza cibo, senza acqua, senza soldi, la paura di morire. Anche se la morte, in un mondo del genere, assume forse troppo spesso le fattezze di un’amica che chiama sempre con più insistenza e alla quale ci dispiace dire di no. Anna vive sotto i ponti, raccoglie le ultime cose lasciate per la strada pur di sopravvivere. Si adatta come solo un membro del genere umano è in grado di fare. Si adatta, tentando di non lasciare andare le ultime cose a cui tiene. I ricordi, in primis, diventano oro, hanno un valore inestimabile. Ma l’oro, come spesso succede, si può vendere e così finiamo per disfarcene. Ciò che importa è sopravvivere ed è quello che fa Anna.

Incontra tante persone, in questi anni, nel Paese delle ultime cose. Con alcune di loro si crea un legame, con altre ci fa l’amore, con altre ci convive, perché in due si ha più possibilità di sopravvivere. In questo mondo, devastato e devastante, riesce a tratti ad essere felice, a trovare uno scopo, a intravedere un significato. Si scopre forte, affascinante, impavida. Si scopre debole, fragile ed esile. Il Paese delle ultime cose ci denuda, ci ribalta. Ci costringe a trovare risposte e ci ricorda di porci domande. Anna è viva e ha speranza, perché è riuscita a fare in modo che la sua umanità non venisse demolita dalla tragedia. Perché le cose vanno solo se le lasciamo andare.

Ho parlato del romanzo di Paul Auster intitolato “Nel paese delle ultime cose” (1987).

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