Stai partendo per Marte, puoi portare tre libri. Quali scegli?

La recente immersione nella fantascienza, tra le avventure di Nathan Never e i deliri di Philip Dick mi ha fatto sorgere una domanda piuttosto curiosa: se un giorno dovessi partire per Marte senza poter far ritorno sulla Terra, e mi fosse concesso di portare solamente tre libri, quali sceglierei? Non riuscendo a trattenere all’interno dell’encefalo la strampalata riflessione, ho deciso di coinvolgere la redazione dello Scriptorium, ponendo agli illustri colleghi l’anzidetto quesito. Pur mostrando una legittima preoccupazione per la mia salute mentale, i ragazzi hanno tuttavia risposto con entusiasmo indicandomi prontamente le loro preferenze.

Ecco cosa ne è emerso.

Dario

L’Idiota perché Dostoevskij mi ha guarito e al contempo ferito. Credo, a quanto ho letto e sentito, che questo romanzo possa farlo più di Delitto e castigo e di Umiliati e offesi.

1Q84 perché Murakami riesce a confondermi ancor più di quanto già non sia confuso sulla nostra condizione di uomo che lavora, uomo che ama, uomo che sta al mondo, finché non lo lascia. Poi ha dei tratti noir e questo mi ispira.

Vite di Dubin di Malamud, secondo molti il capolavoro dello scrittore americano. Su Marte avrò bisogno che qualcuno mi ricordi che qualsiasi vita, anche la più solitaria e triste, vale la pena di essere vissuta e questo Malamud lo sa fare molto bene.

Alessia

Via col vento di Margaret Mitchell: un migliaio di pagine, intrecci d’amore, e sullo sfondo parte di storia americana. Non l’ho ancora letto scoraggiata dalla lunghezza, ma non escludo che a novant’anni desidererò ammorbarmi con gli intrecci O’Hara, Hamilton eccetera eccetera.

I miserabili di Victor Hugo: dicono che, oltre alla storia in sé, ci siano interminabili descrizioni che sembrano essere quelle di un trattato geostorico. Cosa sarebbe successo ai Miserabili se Victor Hugo avesse tagliato centinaia di righe sulla situazione politica francese? Semplice, I Miserabili non sarebbero stati uno dei capolavori mondiali. Anche per questo libro bisogna avere tempo a sufficienza da dedicare alla lettura e non bisogna scoraggiarsi se la storia si intarsia di elementi che sembrano non servire. È solo apparenza, in Victor Hugo tutto è necessario.

Le confessioni di Sant’Agostino. “Dio esiste?” Ogni essere umano, almeno una volta nella vita, si è posto questa domanda. C’è chi si è distinto dalla massa, raccontando la propria storia di conversione alla religione cristiana. Penso che quando leggerò Le confessioni avrò bisogno di trovarmi a contatto con la natura. Se Dio non è natura, cos’altro è?

Martina

Europe Central di W.T. Vollmann perché lui era uno degli scrittori preferiti di Wallace e perché dev’essere una bomba.

Casa di foglie di Mark Z. Danielewski, perché probabilmente lo potrei capire solo su Marte.

Osservazioni di uno qualunque di Guareschi perché come ti fa stare con i piedi per terra lui, non ci riesce nessuno.

Giulia

Il mestiere di vivere di Pavese per avere la guida delicata e lacerante di un’anima dolente. Non si impara mai a vivere, nemmeno su un altro pianeta.

Zazie nel metrò di Raymond Queneau: spensierato e divertente, ti ricorda che, ovunque, “salire, scendere, andare, venire; tanto fa l’uomo che alla fine sparisce”.

Odissea. Altro che guida galattica per autostoppisti! Per qualunque viaggiatore o naufrago… Ulisse is our King.

Federica

L’uomo di Marte di Andy Weir, piccolo vademecum per coltivare patate usando scorie biologiche. Caso mai mi capitasse di restare da sola sul pianeta.

La trilogia della frontiera di Cormac McCarthy, perché che cos’è oggi la frontiera se non lo spazio?

Un Peanuts Omnibus, per sorridere e sentirsi minuscoli rispetto all’universo insieme a Charlie Brown.

Andrea

I demoni di Dostoevskij, perché non ho mai letto qualcosa di suo e avrei finalmente occasione per immergermi nelle sue atmosfere.

Le affinità elettive di Goethe perché se mi trovo solo su Marte forse posso riuscire a capire come ragionava, perché contatti col pianeta Terra ne aveva pochi secondo me.

L’arte della guerra di Sun Tzu invece perché dal poco di cui ho sentito parlare potrebbe mettermi in una condizione mentale positiva nei confronti di Marte.

Iris

Guerra e Pace di Tolstoj: forse spedirmi su Marte è la punizione per non averlo ancora letto.

Tutti i racconti di Dino Buzzati, perché mentre leggo Guerra e pace mi servono delle pause leggere ma non frivole.

Poesie di Emily Dickinson che sono più di duemila e la poesia è un balsamo per l’anima.

Stefano

Il conte di Montecristo perché senza una buona storia pulp non sopravviverei su Marte.

Delitto e castigo perché leggere i russi mi dà più o meno la stessa gioia di tuffare le dita in un paiolo di acqua bollente, ma sento di dover dare una possibilità a Dostoevskij.

Arcipelago Gulag per di Aleksandr Solzenicyn rilassarmi (?!?).

Paola

Nel paese delle ultime cose di Paul Auster per consolarmi con una distopia migliore di quella in cui sarei se fossi sola su Marte.

Il marinaio di Fernando Pessoa perché avrò la stessa paura di fronte ad un’alba di quella delle sue protagoniste.

Pharsalia di Lucano perché propone soluzioni differenti ad un fato apocalittico.

E dulcis in fundo (?!?), Marco

Infinite Jest di D.F. Wallace perché sono certo che sarà un libro che mi farà entusiasmare, riflettere, incazzare. E su Marte credo ci sia bisogno di emozioni forti, visto che non credo regni l’allegria che si respira al Carnevale di Rio.

2666 di Roberto Bolaño: stesse motivazioni di cui sopra, con la facilitazione che il volume è già presente nella mia libreria.

I Buddenbrook di Thomas Mann: perché non posso andarmene al Creatore senza aver letto questo classicone.

Certo, se ne avessi potuto portare un quarto avrei scelto American Gods di Neil Gaiman, ma purtroppo il limite è di tre libri. Va beh,vorrà dire che lo leggerò prima di partire.

Beh, che dire? Tutte scelte condivisibili. Mi fa piacere aver contribuito a far conoscere meglio i gusti della nostra redazione e mi auguro di riproporre qualche nuovo sondaggio, anche se temo che i colleghi mi farebbero ricoverare in qualche ospedale psichiatrico.

A proposito, stavo pensando, non sarebbe male aprire una libreria su Marte….

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