Bookcity, il regalo più bello per Milano

Ogni mattina la mia sveglia suona alle 8. Con fare svogliato mi alzo, piede destro e piede sinistro nelle imbarazzanti ciabattine lilla (un regalo della mamma), e, dopo una velocissima tappa bagno obbligata dalla tisana della sera prima, affondo il cucchiaino bianco nell’anonimo bicchiere di yogurt. Tutti gesti spontanei, non calcolati. Dal telefono arriva il promemoria, “Impiegherai sedici minuti per arrivare in Via Orti. Le condizioni del traffico sono regolari”.

Uno sbadiglio. Sono già le 9, sono già fuori, sono già con i piedi bagnati di pioggia incessante.

Questa è la tipica mattinata di ogni milanese (perché non ho un cane, altrimenti vi avrei scritto anche della passeggiatina in tuta e guanti ai giardinetti). Vi dirò, per me è una bella mattinata. A parte i primi cinque minuti di strazio iniziale, mi alzo sempre con il sorriso e cerco di portarmelo dietro tutto il giorno. A volte lo perdo, al massimo lo ritrovo lì dove l’ho lasciato. Se me lo rubano, io lo rubo a qualcun altro. E così via…

Alcuni dicono che Milano non sorride. Che è grigia e schiva. Che è indifferente e sofferente a tutto.

Andiamo a fondo. Prendiamo un momento milanese a caso: Bookcity. Una maratona letteraria dall’apparato critico vastissimo, nomi su nomi stampati in un programma dal formato di un quotidiano, mille iniziative a soddisfare i tanti interessi e le più disparate curiosità. Chi dice che Milano è una città brutta, probabilmente è perché non esce di casa.

Tre giorni. Centosessantamila partecipanti che si muovono da un punto cardinale all’altro. Bookcity sta bene dove sta: in una Milano viva. 

“Lo stato di salute di una comunità si misura dall’ampiezza e dalla qualità del dibattito pubblico che la anima, e quest’anno BookCity ha offerto moltissime occasioni di dialogo e confronto su temi che toccano il senso del presente e le sfide del futuro: da Elif Shafak che in apertura ci ha parlato della situazione dei diritti in Turchia, alle sollecitazioni del Cardinale Scola sull’importanza di imparare a vivere il meticciato come realtà e speranza; dal disegno di Jean-Christophe Bailly sulla dimensione urbana del mondo, allo straordinario viaggio di Nujeen Mustafa che ha portato il dibattito su argomenti di forte attualità: il diritto all’istruzione, la guerra e la condizione dei rifugiati – dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. BookCity quindi non è solo una manifestazione ormai consolidata, attesa e partecipata, ma un’iniziativa ormai entrata a far parte del patrimonio immateriale della nostra comunità”.

Quando c’è Bookcity la sveglia suona alle 8 anche la domenica mattina. E non è un peso. Piede destro e piede sinistro nelle imbarazzanti ciabattine lilla e, dopo una velocissima tappa bagno obbligata dal gin tonic del Bookparty, corro a sentire De Carlo al Castello. Poi c’è Claudio Magris alle 15 e Francesco Piccolo alle 19:30. Questa è la tipica giornata da Bookcity. Non vorrei che fosse tutti i giorni così, altrimenti sarebbe scontata. Ma so che quando arriva, Milano gode. Sorride.

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