Il fascino unico del mondo del libro usato. L’intervista a Federico Valera, Ivan Guantario, Savina Palmieri e Filippo Manganaro

Un caffè ai tavolini colorati della Librosteria Baravaj e Balandran, un po’ di riscaldamento prima di partire, sfregamento di mani per il freddo arrivato da pochi giorni e via, diamo inizio a questa intensa chiacchierata, fluida e libera dalla classica e serrata impostazione domanda/risposta.

Federico Valera si era già “raccontato” quando l’avevo intervistato durante l’inaugurazione del suo nuovo locale (articolo qui); chiedo quindi agli altri di fare lo stesso parlandomi delle loro origini e della scelta di perseguire la strada del mercato del libro usato…

Inizia Ivan Guantario, esperienza ventennale nel campo, gestore della libreria MiLO che opera per lo più sul web e in mercati o eventi fieristici. “Ho iniziato nel ’96 a fare il libraio e un paio d’anni prima aiutavo nelle loro fiere estive dietro al sagrato del Duomo la Cooperativa Libraia Milanese. Dal 2000 in poi ho cominciato ha lavorare per il Libraccio facendo una certa esperienza nell’usato e non ho mai pensato, sino ad un anno fa, di poter affrontare il libro usato come merce da cui trarre reddito, attraverso la ricerca, l’acquisto e la vendita. Ho usato inizialmente la mia libreria personale che constava di circa 2000 volumi, proponendola online anche grazie alle dritte che mi ha dato Federico. Questo è un mondo molto particolare perché apre ancora più spazi di curiosità di quanto non faccia l’editoria ‘convenzionale’, per la quale ho un giudizio molto critico; l’usato è una valvola di sfogo perché vuol dire essere più dinamici andando alla ricerca dei libri, lavorandoci su per cercare poi di proporli al pubblico. Credo che il libro usato abbia molto più futuro di quanto non ne abbia l’editoria corrente e la mia speranza è che questa realtà continui a crescere”.

Il registratore passa nelle mani di Filippo Manganaro, Dynamite Books. “La mia esperienza è completamente diversa perché facevo tutt’altro fino a tre anni fa (verrà fuori più tardi che Filippo lavorava nel marketing del mobile), quindi sono relativamente ‘giovane’ nel campo, nonostante l’età. Avendo sviluppato già contatti nell’editoria per alcune pubblicazioni che avevo fatto, ho pensato ‘Perché no? Non si guadagnerà nulla ma almeno mi diverto’. Ho quindi aperto una libreria ambulante inizialmente di novità della piccola e media editoria indipendente che non si trova facilmente nelle librerie generaliste; dal contatto con il pubblico sono nate anche richieste di privati che volevano vendere i propri libri e così mi sono dato al mondo dell’usato, partendo da una base abbastanza commerciale e cercando poi di adeguare il livello qualitativo eliminando la ‘fuffa’. La mia filosofia è meno prestigiosa, probabilmente, di quella dei librai qui presenti; non c’è un lavoro di ricerca tale da avere libri rari o di estremo valore. Penso tuttavia che la mia esperienza mi abbia insegnato che quello che faccio sia comunque importante soprattutto per i giovani, tra i quali noto una difficoltà nell’acquisto dei libri. Nei tre mesi in cui espongo al Carroponte qui a Milano, in un contesto nel quale ci sono anche altri eventi, musica e cibo, mi è capitato di vedermi arrivare qualche ragazzo con in mano una birra da cinque euro per poi storcere il naso di fronte ad un libro che ne costava sette; e allora, piuttosto che fare lo snob e vederlo andar via, scelgo di indirizzarlo su testi più economici…che almeno legga!! Bisogna laicamente mettersi in testa che non tutti sono disposti a spendere denaro sui libri, soprattutto in un momento di crisi e tantomeno si può sindacare sul fatto che uno preferisca comprarsi una birra. Basta provare ad andargli incontro”.

Savina Palmieri, invece, ha scelto un settore molto specializzato con la sua libreria on-line obiettivolibri. “Lavoro nel campo della fotografia dal 1984, quando ho cominciato a collaborare con una galleria fotografica; poi nel ’92 ho aperto la libreria ‘fisica’ con una collega e nel 2002 mi sono dedicata all’online. Mi occupo di architettura, design e libri d’artista ovviamente sempre legati alla fotografia. Io provengo dall’insegnamento e quindi questa è soprattutto una passione che ho sviluppato negli anni, faticosa da seguire perché ho scelto un settore piuttosto ristretto. Faccio anche io mercati ma più che altro specializzati e partecipo poi alle storiche esposizioni domenicali di piazza Diaz qui a Milano.”

A questo punto mi pare quasi naturale chiedere quale sia il rapporto di questi già fantastici personaggi con il mondo dell’editoria più commerciale. Quali sono, infatti, i pro e i contro del mondo dell’usato rispetto alla grande distribuzione?

Federico: “Io penso di non entrare in una Feltrinelli da un sacco di anni… Ho la fortuna/sfortuna di aver proprio cominciato a lavorare nella grande libreria della catena in piazza Piemonte; è stato da un lato formativo, perché avevo 20 anni e molta voglia di imparare. Non è poi vero che da lì escano solo cose di nessun valore ma esce davvero troppa roba, solo due o tre titoli su 20 scatoloni di novità forse hanno davvero un peso specifico. Il catalogo poi ha una durata brevissima, di 2 o 3 mesi al più e di conseguenza è poco ‘profondo’; mancano spesso quei libri fondamentali per un determinato settore che poi ti portano a comprare gli altri. Per fortuna c’è stato un miglioramento nel reparto ragazzi e nei fumetti. Sull’usato hai la fortuna di poter lavorare con 500 anni di libri anche se non sempre ti capitano quelli di due secoli fa e spesso non hai i soldi per comprarli. Io poi cerco di dare la stessa dignità al tascabile di livello rispetto a un libro più raro; mi succede spesso di trovare qualcosa di cui nemmeno conoscevo l’esistenza e questo non può succedere nella grande distribuzione”.

Ivan: “Confermo tutto quello che ha detto Federico. Negli anni il mercato editoriale, quando ancora lavoravo in negozio, mi aveva nauseato facendomi quasi odiare questo mestiere anche nel contatto con il pubblico. C’è tuttavia da rimarcare una cosa: il libro nuovo è sicuramente l’antesignano dell’usato perché se non ci fosse il primo ovviamente non esisterebbe il secondo. Ci sono libri che ritrovati oggi, a 20 anni di distanza dalla loro uscita, possono comunque destare interesse. Il mercato editoriale, pur in parte deprecabile, ci regala comunque quello che un domani potrà diventare libro usato e che, ancora più in là nel tempo, potrebbe diventare qualcosa di un certo spessore”.

Savina: “Il futuro sicuramente non si costruisce senza il passato… Io guardo e osservo libri vecchi di fotografia, ne noto la grafica e la bellezza e invito soprattutto i ragazzi a sfogliarli per capirne il pregio. Ad oggi l’illustrato fotografico ha perso il suo valore antico perché mancano grandi collaborazioni, essendo intrinsecamente costose”.

Ivan: Di certo la cura editoriale di un tempo si è persa… C’erano piccole case editrici che dedicavano un’attenzione tutta particolare al fare il ‘bel libro’ per poi finire inevitabilmente con il chiudere i battenti… Mi parlavano poco tempo fa della fallita Lerici Editore, di cui possiedo un paio di titoli e che avrò visto al massimo in 50/100 esemplari; la loro ricaduta commerciale non eguagliava la bellezza dei libri che editavano… La bellezza, che va sempre cercata nei libri e che in alcune nuove uscite esiste ancora, va dunque spostata in là nel tempo ed è lì che può essere valorizzata. Sicuramente il presente non sopravvive senza il passato e il futuro non esiste senza le altre due componenti. Va considerato che anche l’occhio del pubblico cambia e che magari un domani potrà apprezzare qualcosa che oggi non lo è del tutto”.

Federico: A me viene in mente la Giano Editore che aveva una cura incredibile del libro e della traduzione… Sono poi stati incorporati da Neri Pozza e ne hanno acquisito la grafica e l’impaginazione. Avevano un catalogo di scrittori incredibile, particolare e di livello, una collana noir unica; non davano scadenze ai traduttori e di conseguenza ne venivano fuori testi davvero belli. Oggi bisogna guardare a quegli editori che sono fuori dalle grandi logiche di mercato, gli indipendenti come Iperborea, Marcos y Marcos, Minimus Fax…”

Ivan: “Che poi sono già diventati giganti! E comunque è vero che questi piccoli editori che poi sfortunatamente falliscono diventano dei tesori del mercato dell’usato e avranno più longevità… Da un lato per noi, cinicamente parlando, questa è anche una fortuna”.

Federico: “Beh non sono poi più di tanto d’accordo, perché non è un bene per l’editoria in generale che queste piccole realtà falliscano. Non è un bene nemmeno per noi perché così tutto il mercato editoriale si abbassa e un domani saremo costretti a proporre libri di fattura orrenda che ti si sfaldano in mano”.

Ivan:In effetti con uno sguardo più lungimirante e non fissato solo sul presente o l’immediato futuro, non posso che darti ragione. Del resto queste sono logiche che vanno al di là del mero aspetto commerciale… Si tratta semplicemente del fatto che amiamo i libri, tutto qua”.

Mi domano se ci sia un qualche genere di ‘snobismo’ nelle scelte di acquisto e vendita che fanno questi librai; certo è che la posizione di Ivan, le cui proposte finiscono sul web, può essere più estremista di quella di Federico, con negozio e vetrine in cui esporre. Ci si può allora permettere di farsi trasportare dalla fascinazione di alcuni titoli evitandone in massa altri meno allettanti, acquistando dai privati solo chicche particolari o comunque di qualità, più legate al proprio eventuale piacere. Dall’altro lato, come dice Filippo, possono prevalere passioni e ideali, senza invece che si facciano discrimini sui generi, scendendo magari a piccoli compromessi su letture anche ‘fastidiose’ ma che possono essere ‘purtroppo’ interessanti per un lettore. Savina si trova in una posizione ancora diversa, comprando di suo gusto quello che le garba sempre in ambito fotografico e artistico. Certo è che nessuno verrà mai a chiedere un libro di Fabio Volo in Librosteria, perché il lettore che entra qua dentro non è interessato a quel tipo di autore e se lo fosse lo cercherebbe nella grande distribuzione. Qui, tra gli altri, ci sono Calvino, Stephen King e anche Nino Frassica, che Federico considera un genio dell’ironia.

In vena di giocosità, decido di mandarli tutti a vagabondare tra gli scaffali alla ricerca di un libro che per loro abbia un particolare significato anche in relazione con l’usato. Filippo torna con ‘Nato per vincere’ di Woody Guthrie, “perché non conoscevo questo titolo e lui per me è sempre stato un mito, come lo è del resto un tipo di racconto americano… dopo me lo compro e lo porto a casa!”. Ivan ha in mano ‘Appunti di un tifoso’ di Frederick Exley, casa editrice Alet, fallita anch’essa… “Questo è un libro eccezionale, ambientato nell’America degli anni ’70, ricco di autoanalisi, con un personaggio pazzesco. L’editore faceva della cura del libro un suo punto d’onore.Savina ha trovato ‘La dismissione’ di Ermanno Rea, il racconto della fine industriale del complesso di Bagnoli vicino a Napoli… “Mi piace ricostruire la storia dell’industria cercando anche di collegarla alla fotografia di genere.” Federico ha scelto Achille Campanile, ‘Il regno’, “ma potrebbe essere anche un altro testo… Lui è il motivo per cui ho iniziato a leggere, a scrivere ed è forse anche il motivo per cui sono qua ora, per l’amore verso i libri nato dalle sue letture”.

Pausa cappuccino e sigaretta. Federico nel frattempo coglie l’occasione per raccontarmi di uno degli ultimi avventori del negozio, un ‘magutt’ come lo chiama lui, un manovale sulla sessantina dai pantaloni macchiati di vernice che ha deciso in tarda età di darsi alla lettura: la prima volta ha puntato dritto dritto su ‘Guerra e Pace’ di Tolstoj senza nemmeno sapere chi fosse e un mese dopo è tornato e si è fatto indirizzare su Joyce e Dostoevskij… Solo qui possono succedere queste cose.

  

A questo punto manca solo una cosa. Mi devono raccontare della loro bellissima idea: MeliuS!, il mercato dei libri usati che si tiene al circolo ARCI La Scighera, in Bovisa, il cui prossimo appuntamento sarà –segnatevelo tutti!- il 4 dicembre, giusto giusto prima di Natale.

Federico:L’intento è quello di portare i libri fuori dalla libreria, cercando di creare una rete di gente con delle affinità nell’usato, perché alla fine ci conosciamo tutti tra noi. Il posto poi è importante perché ha sempre avuto una proposta culturale vivace ed è sempre stato frequentato da gente interessante, è un luogo accogliente, piacevole e bello. L’idea è di offrire un ventaglio di scelte che sia il più ampio e vario possibile, mantenendo la nostra identità e cercando di raggiungere anche chi non è per forza un bibliomane/bibliofilo. Ci piacerebbe allargare il discorso anche al quartiere della Bovisa, che è terreno fertile per queste esperienze, coinvolgendo e aggregando più gente possibile, creando connessioni particolari con i lettori. Dobbiamo provare a togliere un po’ di polvere dai libri”.

Ivan:L’idea di concentrarsi sul quartiere, sulla Bovisa, ci darà poi la possibilità di capire come eventualmente ampliare il discorso ad altre realtà della città di Milano e dell’hinterland. Dobbiamo creare un pubblico di non specialisti, per dare un’alternativa, una giornata di festa, divertente, con vari appuntamenti che si distribuiscono dalla mattina alla sera. Questo è il senso”.

Io sono più che soddisfatta. Mi sento particolarmente entusiasta per quanto abbiamo condiviso in quasi due ore di dialogo e ascolto. Ho avuto davvero l’onore di conoscere ‘belle teste’, piene di voglia di fare e di un amore spropositato per il LIBRO, quella cosa che ci rende tutti un po’ migliori, meno grigi, più profondi e affamati. E infatti, forchetta alla mano, mi butto sull’uovo pochè con polenta, crema di parmigiano e funghi che propone l’osteria. Una mattinata di pregio.

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