Una storia di profughi e umanità. “Un pappagallo volò sull’Ijseel” di Kader Abdolah

Lavorando nel campo dell’immigrazione, in costante contatto con le esigenze e i bisogni di persone e popoli alla ricerca di nuove possibilità di rinascita, quando ho visto questo libro in vetrina, dopo averne letto il sunto, ho deciso di acquistarlo e farmi trasportare in un mondo a me noto ma connotato dalla poesia del romanzo.

Tutto nasce dalla scelta di Memed di abbandonare l’Iran portando con sé la figlia Tala, malata di cuore, nella speranza che in Europa possano aiutarla a vivere; siamo negli anni ’80 e il flusso migratorio è alto sebbene non dirompente come oggi. Memed scende dall’aereo con un passaporto falso e un falso nome, chiedendo asilo politico e fingendo di avere un passato che non ha.

Dopo pochi giorni si ritrova accolto in un villaggio sulle rive del grande fiume Ijssel, un villaggio abitato da una comunità di religiosi protestanti, pronti ad esercitare la carità e assumersi il ruolo di protettori dei nuovi venuti.

Perché i nuovi venuti sono tanti e vengono tutti distribuiti in appartamenti e casupole della campagna olandese, con la loro cultura, le tradizioni secolari e immortali, le loro barbe, il loro tè, le loro preghiere. E così conosciamo Pari, Lina, il Colonnello, il signor Rahimi, Khalid e molti altri, personaggi ricchi di sfaccettature, pronti a ricrearsi un’esistenza in un luogo sconosciuto e così distante da quella che loro chiamavano con amore “casa”. Ci vorranno anni, disperazione e delusioni prima che intervenga l’integrazione completa, prima che la lingua olandese riesca ad incastrarsi nei vari idiomi arabi, curdi, turchi o egiziani.

E poi arriva l’11 settembre. Tutto cambia: l’Olanda volta la sua faccia prima sorridente e ora oscurata sia agli immigrati di prima ondata che a quelli successivi, in un escalation di paura e ansia nei confronti dell’estraneità, di ciò che improvvisamente diventa illogico, diverso e altro.

Con una semplicità ed un uso puro e asciutto della narrazione, Abdolah canta le vite di molte solitudini e dei loro tentativi di non essere più tali; le pagine di questo libro sono intrise di bellezza cristallina e commovente, asciutta e perfetta per raccontare lo scorrere dell’esistenza accanto allo scorrere di un fiume, un fiume che accoglie lacrime di gioia e dolore e che è spesso sorvolato da un pappagallo saggio e parlante, attento e acuto osservatore degli umani. Una lettura adatta ai nostri giorni.

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