Quando Dio fuma spinelli con Jimi Hendrix è meglio lasciarlo in pace. “A volte ritorno” di John Niven

Dio va in vacanza per una settimana, a pesca, come un qualsiasi pensionato dell’Oklahoma, e si isola da tutti. Quando parte nel mondo c’è il Rinascimento, è molto soddisfatto. Ma quanto dura una settimana da Dio? Circa 500 anni, e da qui il patatrac: come fare per comunicargli quando torna, in modo indolore, due guerre mondiali, il nazismo, la schiavitù, la nascita di migliaia di congreghe religiose più o meno bellicose, l’apartheid e altre piacevolezze simili? Non si può, il Paradiso va in panico, segretarie e arcangeli aspettano tremebondi che il Capo legga i rapporti sugli ultimi secoli. E, è il caso di dirlo, apriti cielo: gli uomini hanno combinato un casino.

Tornare sulla terra dopo 500 anni

Che fare? La soluzione è una sola: Gesù. Che, tornato in cielo da circa un mesetto, se ne sta beatamente a suonare e fumare spinelli con Jimi Hendrix, ben lontano dall’idea di visitare di nuovo la Terra. Ma gli tocca, perché Dio, oltre che suo padre, è, appunto, Dio. Quindi via, si parte – di malavoglia – per una nuova avventura tra gli umani. Che, in duemila anni, sono cambiati poco o niente, come presto capirà il povero Gesù, sballottato tra homeless, un futuro da rockstar, talent show, alberghi di lusso e cibo rubato dai cassonetti, biechi personaggi di potere (il giudice del talent show ricorda molto la figura di Satana così com’è tratteggiata nel libro).

Tra dialoghi esilaranti e momenti di riflessione

La narrazione si dipana leggera tra dialoghi esilaranti, come quello tra Dio e Maometto (“Dio, non volevo dirtelo, ma questa cosa del libero arbitrio…”), momenti di riflessione sempre su toni semiseri, una buona dose di cinismo e un finale dolceamaro tutto da scoprire. Particolarmente gustose le scene in cui Dio e Gesù scendono all’Inferno per una cena con Satana, che li invita nel suo ristorante (la specialità è naturalmente carne alla griglia). Un romanzo che si legge tutto d’un fiato, e attenti a non scoppiare a ridere come pazzi in pubblico, perché il rischio c’è.

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