“Scrisse davvero, visse davvero”. L’opera di Gogol’ letta da Nabokov

Talvolta capita di trovarsi di fronte a biografie che non sono propriamente biografie, soprattutto quando a scriverle non sono esperti del genere ma veri e propri scrittori. Quello che allora accade è di finire col leggere qualcosa di diverso, un punto di vista magari non ancora affrontato, un taglio critico particolare. Nabokov non si allinea al gruppo dei biografi di Gogol’ ma sceglie di scandagliarne le opere cercando, da esse, di penetrare a fondo anche la vita dell’uomo, anche se in sordina rispetto a quella dello scrittore.

Una vita di vagabondaggi veri e fasulli

Di fatto si tratta di una vita breve che termina all’alba dei 43 anni, una vita di vagabondaggi veri e fasulli per tutta Europa, una vita di corrispondenze intrattenute con amici e conoscenti al solo fine di convincere il mondo russo della propria autentica bravura. E del resto Nabokov esalta il genio letterario di Gogol’, un genio che si esprime al massimo in pochissimi scritti e che pare sfiorarlo solo a tratti, lasciandolo privo di ispirazione soprattutto negli ultimi anni della sua esistenza.

L’autore di Lolita, con il suo stile sciolto ed elegante, profondamente analitico, puntella il saggio di piccoli dati biografici, partendo paradossalmente dalla morte di Gogol’ e terminando con la sua nascita, un ironico primo di aprile di inizio ‘800. Ciò che poi viene in luce maggiormente è un’acutissima nonché assai interessante analisi critica di scritti come Il revisore, Anime morte e Il cappotto.

Le trame nascoste

Riusciamo a comprendere, grazie al lavoro di sublimazione svolto da Nabokov, quali siano le vere trame nascoste delle opere dietro a quelle apparenti e più ovvie; intravediamo il peculiare uso che Gogol’ fa della lingua russa e delle figure retoriche per inventarsi tutta una pletora di personaggi secondari, destinati a non apparire più nella narrazione ma così fondamentali nell’essere presenti anche solo per un istante; introiettiamo il significato della parola poshlust, tesa a descrivere tutta una serie di situazioni molto care all’autore, situazioni mediocri, dozzinali, falsamente moralizzanti in modo pericolosamente latente.

“Prima dell’avvento suo…la letteratura russa era praticamente cieca…non vedeva il colore in sé, ma semplicemente usava le trite combinazioni di sostantivi ciechi e fedeli come cani che l’Europa aveva ereditato dagli antichi…Fu Gogol’ a vedere per primo che esistevano il giallo e il violetto…”

Più che qualsiasi altra biografia, la lettura di questo libro mi ha incuriosito moltissimo e invogliato a scoprire la genialità di uno scrittore che, fino ad oggi, conoscevo quasi solo di nome.

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