Un classico moderno. “Norwegian wood” di Haruki Murakami

Nei confronti di alcuni autori che mi incuriosiscono e che godono di una certa notorietà tendo ad adottare un approccio che definirei soft: normalmente in questi casi non mi precipito a leggere i titoli di maggior grido, ma preferisco accostarmi gradualmente, partendo dalla lettura di opere minori. È stato così anche per Haruki Murakami, probabilmente il più famoso autore giapponese contemporaneo.

Prima di arrivare a Norwegian Wood Tokyo Blues, senza dubbio la sua opera più nota, ho scelto di affrontare qualche tappa intermedia nella sua produzione, spaziando dalle atmosfere oniriche di Dance Dance Dance e Kafka sulla spiaggia, ai racconti di Tutti i figli di Dio danzano, fino al crudo realismo di After Dark (trovate la recensione qui).

Non sapevo esattamente cosa aspettarmi da Norwegian Wood: da un lato ero carico di aspettative, dall’altro temevo di trovarmi dinnanzi ad un’astuta operazione “commerciale”, destinata più a compiacere il grande pubblico che non a deliziare i palati un po’ più esigenti, che cercano nella lettura non solo svago ma anche qualche momento di riflessione.

Un successo meritato

Intendo sgomberare subito il campo da possibili fraintendimenti: si tratta di un’opera di grande spessore, che merita sino in fondo il successo planetario che ha ottenuto. Noruwei no mori (questo il titolo originale) è un romanzo che contiene tutti i grandi temi della letteratura tradizionale giapponese, dallo straniamento alla difficoltà di rapportarsi con l’altro sesso, dalla solitudine al tormento interiore, dalla rigidità delle regole imposte dalla società alla morte più crudele e difficile da accettare, il suicidio.

Tematiche forti, crude, ma lievemente edulcorate e rivisitate con decisione in chiave moderna da Murakami, che crea un’atmosfera costantemente tesa, malinconica, struggente, con spinta costante verso quell’intima serenità che appare sempre irraggiungibile. Il sesso e la morte sono trattati senza tabù o morbosità, ma con la naturalezza con cui si affrontano le tematiche più comuni e quotidiane della vita, di cui fanno inevitabilmente parte.

La storia

Il protagonista del romanzo è Toru Watanabe, giovane studente iscritto all’Università di Tokyo, che – dilaniato dal conflitto tra il desiderio di fedeltà a Naoko, ragazza estremamente problematica e dalla personalità complessa, e la voglia di lasciarsi andare con Midori, stravagante e lunatica – scopre nel sesso occasionale una fuga dalla noia.

Pur lacerato da continui tormenti e insoddisfatto della propria esistenza, Watanabe diventa il punto di riferimento di tutti i personaggi del romanzo, che finiranno per ruotargli intorno, richiamati dalla sua forza irresistibile. Non solo Naoko e Midori, ma anche Kizuki e Reiko, rispettivamente l’ex fidanzato suicida e la “tutor” di Naoko in un particolare centro di recupero, oltre che Nagasawa, sicuro di sé e con il chiodo fisso del sesso, diventeranno – a vario titolo – satelliti del protagonista.

Ma senti, se devo essere sincera sto morendo di paura, ad andare da sola ad Asahikawa. Perciò tu scrivi, mi raccomando. Se leggo le tue lettere è come averti sempre accanto.

Agli occhi di chi lo incontra, Watanabe appare calmo, riflessivo, lineare nella sua condotta, ed ha un effetto rassicurante sulle nevrosi e sulle stranezze che caratterizzano tutte le altre figure principali del romanzo.

Curiosità

Una curiosità: Murakami, nella postfazione, spiega di aver iniziato a scrivere il romanzo il 21 dicembre 1986 in una villa di Mykonos, e di averlo concluso il 27 marzo 1987 in un appartamento alla periferia di Roma, lontanissimo dai luoghi in cui esso è ambientato.

Dal libro è stato tratto un film, diretto dal regista vietnamita Tran Anh Hung. Anche se probabilmente non manterrà la forza prorompente del libro, attendo con ansia una serata autunnale fredda e piovosa, per una serata con coperta e popcorn sul divano.

E che ci volete fare? Lo so anch’io, sto invecchiando.

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