Respirare ossigeno e libertà. Baravaj e Balandran, la LIBROSTERIA

Per arrivare in via Cesare Cesariano, zona Paolo Sarpi, devo prendere due tram, quindi esco di casa con un libro in mano da leggermi durante la trasferta. Passeggio in via Canonica guardando le vetrine di vecchi rigattieri e negozi di antiquariato frammisti a quelli che mostrano i più sgargianti abiti da sposa di foggia cinese. Giro l’angolo e sono arrivata: è pieno di locali colorati, gente che si accinge a prendere l’aperitivo, bambini che corrono allegri nel parco giochi, mamme, papà, amanti, sposi, amici… L’atmosfera giusta per un’inaugurazione.

Le due vetrine della Librosteria Baravaj e Balandran si inseriscono alla perfezione nel contesto di zona. La prima cosa che mi colpisce sono i colori, le scritte bianche in calligrafia allegra, i tavolini e una cassetta piena di libri a 1 euro sulla quale impera un vaso di fiorellini.

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Entro e chiedo dove sia il ‘capo’; da dietro il bancone artisticamente decorato l’oste, di rimando, mi domanda a quale capo mi riferisco. “Chi gestisce la libreria” rispondo. L’oste, che scoprirò essere Michele Gargiulo, l’altro capo, già noto nel settore da 20 anni, pieno di passioni, chiama a gran voce Federico Valera. Il libraio appare dal retrobottega, occhiali e faccia sveglia, simpatica e aperta. Parliamo un po’.

Baravaj e Balandran

È il dialetto milanese che dà nome alla Librosteria: baravaj significa ‘cianfrusaglie, carabattole’ ma anche ‘cialtrone’, in senso buono. Balandran, invece, sta per ‘ciabattone, male in arnese’. Federico ha lavorato per anni al Libraccio, imparando il mestiere di una vita e finendo poi col coronare un sogno di indipendenza aprendo il suo primo negozio di libri usati in via Vallazze. Si è trasferito qui da pochissimo assieme a Michele: si conoscono da anni, entrambi usciti da un “brodo” comune di arte, cibo e cultura. Tratta da sempre l’usato, dai testi che vende a 1, 2 euro o al 50% del prezzo originale, alle rarità. “Un libro, per entrare qua dentro, deve avere una sua dignità… Può anche essere un super tascabile ma non Fabio Volo, ecco…”; io me la rido sotto i baffi di fronte a cotanta sincerità. Mentre chiacchieriamo un bambino di 5 anni o giù di lì si avvicina e chiede “Scusa, quanto costa il Manuale delle Giovani Marmotte?”: rimango quasi a bocca aperta di fronte a questa domanda così vicina alla mia generazione, convinta che le nuove leve non conoscano più certi gioiellini. Federico però mi dice che i bambini leggono tanto e cose anche vecchie, incentivati soprattutto da nonne zelanti, sempre alla ricerca di qualcosa da dare in pasto ai propri nipoti, che si tratti di pappa o cultura non ha importanza.

“Un libro, per entrare qua dentro, deve avere una sua dignità… Può anche essere un super tascabile ma non Fabio Volo, ecco…”

L’oasi felice del libro usato

Federico spiega che il mondo del libro usato risente molto meno della crisi dell’editoria in generale perché si alimenta grazie al “lettore forte”, un essere vagabondo, poco fedele a singoli negozi ma sempre pronto a infilarvici la testa, un topo da biblioteca tra i 35 e i 45 anni, silenzioso scrutatore che preferisce non essere disturbato nella sua ricerca, nell’attesa di farsi trovare da un libro, curiosando. Le donne invece entrano e si fanno guidare, domandando al librario che osserva con attenzione la sua clientela e che conosce alla perfezione i suoi pezzi forti.

Il bello di una libreria dell’usato è avere un catalogo che spazia su 500 anni, sempre pieno di soprese, invitante, mai noioso, avvolto nell’odore dell’antico, dei precedenti scaffali ospitanti. Federico acquista solo da privati, si diverte a curiosare scoprendo quasi ogni giorno un libro che non ha mai visto. “Vendere è più facile che comprare perché devi capire quando farlo, a quale prezzo e soprattutto su cosa vale la pena mettere le mani”. Il flusso di testi che entrano nei suoi settori di narrativa, saggistica, musica, biografie e quant’altro è sempre costante e vario; ogni settimana l’assetto cambia. Adesso è il momento dell’architettura: dice di aver trovato trattati che non si riescono a reperire da nessuna parte.

È bello parlare con qualcuno che si diverte nel fare il suo lavoro, amandolo profondamente. Sono sensazioni che è difficile trasmettere se non sono pure e veraci. Questo è un luogo che fa respirare ossigeno e libertà, un luogo pronto ad accogliere a braccia aperte passanti, artisti di strada, persone che hanno passioni strambe da condividere e che non necessariamente devono avere a che fare con i libri. Anzi Federico insiste sul desiderio che ha di rendere la sua libreria, come già lo era in precedenza, un luogo capace di trasudare interessi, eventi e goliarda sapienza.

Il libraio è richiamato ai suoi impegni. Lo lascio andare e mi intrufolo tra la gente che già sta riempiendo il locale, curiosando come il suddetto topo da biblioteca: trovo la biografia di Sherwood Anderson , ‘Storia di uno scrittore di storie’ e, avvolto in carta trasparente, un incredibile pezzo di J.R.R.Tolkien, ‘Mr. Bliss’, edizioni Rusconi. Riacciuffo Federico e gli chiedo delucidazioni in merito. “È un libro introvabile…L’ha scritto e disegnato Tolkien per il figlio. In questa edizione c’è pure il testo a fronte in inglese in calligrafia originale!”.

Uscire di qui senza questa rarità mi sembra un atto ignobile, tanto più che ha la bellezza di 32 anni. Al bancone dell’oste chiedo a Michele se per caso mi fanno un Hugo e scopro con gioia malcelata che il drink rinfrescante alla menta e sciroppo di sambuco fa parte della lista di cocktail della casa. Bicchiere in un mano, due libri nell’altra, spulcio ancora un po’ tra vecchie e nuove glorie, faccio qualche foto e poi me ne vado, stringendo forte la mano di Federico e allegandoci un arrivederci sentito.

Perché qui ci torno sicuro.

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