L’11 settembre visto da un bambino. “Molto forte incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer

Senza dubbio la tragedia dell’11 settembre è stato l’episodio che più di tutti ha colpito l’immaginario collettivo, quantomeno del mondo occidentale, negli ultimi decenni.

Ci sono state guerre e calamità naturali che hanno causato più vittime, ma l’impatto che ha avuto il crollo delle Twin Towers sulla coscienza dell’opinione pubblica non ha paragoni. Ognuno di noi è in grado di ricordare perfettamente cosa stesse facendo mentre veniva portato a termine l’attentato terroristico a Manhattan, ed ha ancora nitidamente stampate in mente le immagini dell’impatto dei due Boing sugli edifici, delle fiamme che si sono sprigionate, della gente che precipitava e di quella impolverata che fuggiva, smarrita, il più lontano possibile da quell’inferno. Da quel giorno, inutile negarlo, tutti ci siamo sentiti meno liberi e più vulnerabili. Un Ground Zero è nato anche dentro di noi.

La vicenda non poteva non essere fonte di ispirazione per cantanti (si pensi al toccante album The rising di Bruce Springsteen), registi e scrittori. Tra le opere di narrativa legate a quel tragico evento ve ne vogliamo segnalare una in particolare: si tratta di “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer.

A Oskar non importa nulla di Bin Laden

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Il protagonista del romanzo è un bambino, Oskar Shell, che nell’attentato ha perso il padre, con il quale aveva un rapporto speciale: insieme trascorrevano molto tempo, inventando giochi sempre nuovi e stimolanti. In seguito alla dolorosa perdita, un giorno Oskar trova in casa una chiave recante la scritta “Black”. Cosa si nasconde dietro quel ritrovamento? Che sia l’ennesimo e ultimo messaggio in codice del padre? Il bambino parte così alla ricerca di tutte le persone con cognome Black della città, girando in lungo e in largo tutti i celebri boroughs della Grande Mela. La storia principale si intreccia con quella dei nonni, del tutto singolare e interessante. Foer è straordinario nel riuscire a rendere dal punto di vista innocente e acerbo del bambino a cui non importa nulla di Bin Laden né di politica internazionale – argomenti troppo complessi anche per gli adulti – ma solo di riuscire a risolvere l’enigma che sta dietro alla chiave. L’inizio è spiazzante, le tessere sono sparpagliate, ma piano piano tutto si ricompone e il risultato è un mosaico brillante, ma dai toni delicati, nonostante la tragicità degli eventi che formano il substrato della storia. Un’opera davvero originale e sorprendente, che affronta senza retorica e da un’ottica insolita il vuoto lasciato dall’attentato dell’11 settembre.

Il film

Dal libro è stato tratto un omonimo film, diretto da Stephen Daldry, con Tom Hanks e Sandra Bullock nel ruolo dei genitori di Oskar. Come spesso accade, nonostante il cast altisonante, la trasposizione cinematografica finisce per banalizzare trama e personaggi, ma rimane un film che, pur perdendo decisamente la forza dell’opera di Foer, vale in ogni caso la pena di guardare.

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