Un’università corrotta e un burattino che si crede un uomo. “La finta” di Martino Marazzi

Un consiglio. Quando leggerete La finta, non scambiate Fausto per un abile dissimulatore. Lui è solo un cretino.

La procedura di selezione per l’incarico di Direttore di un nuovo Istituto culturale si svolge apparentemente con regolarità e ritmi legalmente perfetti. Ma sono gli accademici, manichini di un sistema universitario piuttosto corrotto, a decidere che Fausto venga chiamato per chiara fama a investire questo ruolo dirigenziale nella città di Siviglia.
L’incarico si colloca nella sua vita già troppo sballottata, tra Barcellona, Madrid, Milano, Roma, Ginevra e Bruxelles, fatta di lavori a tempo determinato. Le relazioni personali sono rapporti poveri e distanti: Fausto è un padre non troppo presente e un amante spesso scostante, che preferisce vivere di sentimenti poco chiari.

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Martino Marazzi

Mentre l’attività presso l’Istituto procede senza troppe difficoltà, Fausto si accorge che il suo ruolo è quello di un burattino piegato al volere e al controllo di persone poco raccomandabili e rivela la corruzione che sta dietro alle istituzioni italiane. Tuttavia aspetta che inizi un’indagine ufficiale, quasi di routine, per questi apparati culturali, prima di chiedersi quale sia il giro delle strane somme di denaro di cui lui non ha controllo.
Il lettore vede in Fausto un personaggio ingenuo, un cretino scusabile, ma solo fino a quando la situazione non gli è chiara.

In nome della giustizia sociale

Martino Marazzi, scrittore e docente d’eccellenza, conosce bene il mondo universitario e lo racconta alzando la testa, per mezzo di un romanzo, un pamphlet, che urla nel rispetto della cultura e della giustizia sociale. L’autore tratta il suo personaggio come un fantoccio e lo muove attraverso una narrazione accesa. La lingua italiana di Marazzi è perfetta, ma è anche un campo minato di parole inglesi, spagnole, e francesi, che danno senso alla trama multiculturale del libro.
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