Bangkok cotta e mangiata. “Bangkok” di Lawrence Osborne

Quando avrete vissuto abbastanza una città, prendete una pentola bella grande e amalgamate 150 pagine romanzate e 150 di viaggio. Ricaverete 300 pagine di letteratura di viaggio commestibile, da cuocere rigorosamente a fuoco lento. Mangiate a stomaco vuoto, sarà più gustoso. Me lo sono mangiato a stomaco vuoto, il libro di Lawrence Osborne sulla città che ogni viaggiatore odia e ama, Bangkok.

Bankok-skyline

È la terza metropoli più grande del mondo, popolata da diciannove milioni di persone con una densità di 10mila abitanti per chilometro quadrato. I grattacieli del ricco quartiere Sukhumvit guardano dall’alto le slums disordinate di chi lavora sodo per un piatto di riso al giorno, il cemento si squaglia alla temperatura media di quaranta gradi – forse cinquanta percepiti – ed è la pista da rally di taxi e tuk tuk che sfrecciano superandosi l’un l’altro alla velocità della luce. Descritta così, ci si chiede perché Bangkok sia una delle mete preferite dei turisti di tutto il mondo. Perché si nasconde bene.

Osborne la guarda svegliarsi di mattina, dai Primrose apartments nel quartiere di Wang Lang. La percorre di giorno nei parchi verdi, nel mercato di Chatuchak, per le strade lunghissime. La vive di sera nei bordelli d’alto bordo, nei ristoranti “No mani” dove le donnine imboccano i loro clienti imbavagliati. In tutto questo inserisce la grande riflessione sulla religione Buddista, l’anima più grande di Bangkok. La trovi nel saluto dalle mani congiunte – sawadikaa – e nelle scarpe accantonate sulle scale dei templi, i wàt.

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Osborne racconta di un Oriente romanzato. Tra realtà e finzione, si fotografa un’umanità in fuga senza meta. Nel paradiso dei piaceri, religione, morte e Storia si intrecciano senza sosta per raccontare un vertice di immagini, suoni e odori. Eppure Osborne, trasferitosi da New York, sembra vivere Bangkok come un esiliato; senza speranza.

“A Bangkok si arriva quando si sente che nessuno ci amerà più, quando si getta la spugna, e a pensarci bene la città è solo questo, il protocollo di una caduta […]. I voli pindarici, i grandi progetti: tutto via nel cestino. Forse non per sempre, ma tant’è.”

Prima di partire per la Thailandia, cuoci questo libro, mangiane i luoghi con gli occhi e sgranocchiali una volta arrivato. Ha un sapore più dolce di una Lonely Planet.

 

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