La tragedia di Dresda. “Mattatoio n. 5” di Kurt Vonnegut

Tempo fa avevamo evidenziato come David Benioff, nella prefazione de La città dei ladri segnalasse la difficoltà di ambientare un romanzo in epoca di guerra senza aver vissuto personalmente quell’esperienza (trovate le recensione completa dell’opera qui). Il problema non si pone per Kurt Vonnegut, il quale ha assistito ad uno dei più grandi massacri di sempre, per lo più ignorato dai libri di storia: il bombardamento di Dresda, che costò la vita a 135.000 (leggesi centotrentacinquemila) persone.

Per rendere l’idea delle dimensioni della tragedia, si consideri che la bomba atomica sganciata su Hiroshima uccise all’istante “solo” 70.000 individui, anche se il numero crebbe in seguito fino a triplicare per gli effetti collaterali dell’arma micidiale utilizzata.

La salvezza in un mattatoio

Nell’occasione Vonnegut riuscì a sopravvivere in quanto rinchiuso come prigioniero di guerra in un deposito di carne sotterraneo battezzato «Mattatoio numero 5», e in seguito, basandosi su quella tragica esperienza, concepì la sua opera più famosa, il cui titolo trae origine proprio dal luogo di prigionia. Mattatoio n. 5 è un’opera originale e complessa, difficile da inquadrare negli schemi classici. È un libro di fantascienza? Certo, come altrimenti definire un’opera in cui il protagonista viaggia nel tempo e nello spazio? È antimilitarista? Beh, è senza dubbio un manifesto contro la guerra, al pari di Blowin’ in the wind e Full Metal Jacket, volendo spaziare in altri ambiti, tanto da trasformare Vonnegut in un’icona dei movimenti di protesta nel ’69. È un capolavoro? Sissignori, lo è, senza se e senza ma.

Dalla Terra al Pianeta Trafalmadore

Billy Pilgrim, il protagonista del romanzo, viaggia nel tempo e nello spazio, ora è sulla Terra durante la guerra, ora su Trafalmadore, dove viene rinchiuso in uno zoo per poter essere ammirato nella sua stranezza dagli abitanti del pianeta. Egli vive la propria vita già conoscendo cosa gli accadrà, in virtù dei ricordi dei viaggi nel futuro, senza poter tuttavia modificare il proprio destino. È consapevole quindi delle sofferenze che dovrà patire nel conflitto bellico, che si sposerà e rimarrà vedovo, del fatto che sopravviverà ad un disastro aereo, e della dinamica della propria morte. La vita di Billy viene così raccontata attraverso questi continui salti temporali, secondo un meccanismo che si ripete per tutta l’opera, senza però mai stancare il lettore.

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Il tema centrale è ovviamente quello della guerra, che culmina nel massacro di cui si è parlato. L’atrocità del conflitto viene raccontato da Vonnegut per bocca dei suoi personaggi, anche secondari.

“Noi, qui, la guerra abbiamo dovuto immaginarcela, e io immaginavo che a farla fossero uomini abbastanza anziani come noi. Avevamo dimenticato che a fare le guerre sono i ragazzini. Quando ho visto quelle facce appena rase, è stato uno shock. ‘Dio mio, Dio mio,’ mi sono detto “questa è la crociata dei bambini”.

La tensione e la cupezza delle tematiche di fondo sono smorzate da una sapiente ironia e da quel martellante “Così va la vita”, che sembra quasi voler esorcizzare la morte, affrontandola con filosofia.

In conclusione, si tratta di un’opera brillante ed acuta, vivamente consigliata a tutti, non solo agli appassionati di fantascienza.

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