Il destino non punisce, mette alla prova. Intervista a Chiara Personeni

È la notte di Natale. La madre di un giovane brillante, ma un po’ sfortunato, si spegne in circostanze misteriose e tragiche. Il giallo di questa scomparsa si intreccia alla vita difficile di Andrea Zalando, cresciuto senza padre e senza madre, emarginato sia dai compagni di scuola sia dalle famiglie presso cui è in affidamento. Determinato a realizzare un sogno, finalmente trova il sentimento d’amore, che, come in una fiaba, allontana paure e sancisce il successo. Alla fine ci si chiede: il destino punisce o aiuta? Ce lo svela Chiara Personeni, autrice delle “Lettere del destino”.

“Le lettere del destino” è un romanzo profondo. Una rete di situazioni e di sentimenti svelano la storia di un giovane a cui il mondo sembra chiudere la porta troppe volte. Chiara, ci racconti com’è nata l’idea di questo romanzo?

Un incidente stradale. Ecco qual è stato l’evento che mi ha portata a scrivere. Ho sentito il bisogno di lasciare qualcosa di mio alla gente, percependo la vita come un viaggio caduco. Mi sono ispirata al dolore e alla solitudine dei pazienti che accudisco nella mia vita lavorativa. Ciò mi ha permesso di esaltare la bellezza delle persone e la dignità dell’essere umano. E’ nato tutto così, qualche mese di convalescenza e poi il mio libro, tutto d’un fiato, senza pensarci troppo. Le parole si scrivevano da sole, come se qualcuno me le stesse dettando.

Il destino, il grande protagonista del tuo libro, coordina e decide le vicende della vita di Andrea. Sembra essere un agente esterno crudele, sempre percettibile, in grado di far entrare e uscire dal racconto i personaggi di cui leggiamo velocemente. Perché il destino punisce così tanto Andrea?

Sin dalla più tenera età, Andrea si trova a lottare contro qualcosa di ignoto, di misterioso, e vive situazioni difficili più grandi di lui. Il Destino in realtà non lo punisce, bensì lo mette alla prova. Tutti gli ostacoli, apparentemente insormontabili, non sono altro che occasioni di riscatto e circostanze in cui il personaggio trova l’affetto delle persone che decidono di lottare al suo fianco e che fanno del dolore un sentimento generatore di una grandissima forza. La forza del successo.

E per te che cos’è il destino? Che peso gli dai nella tua vita?

Credo nel destino, da sempre. Penso di averlo incontrato sotto due diverse forme: un destino misterioso e casuale, che ogni giorno agisce sulla mia vita; e un destino ben diverso, che è occasione e opportunità che io stessa mi creo per raggiungere il mio successo. La vita non è altro che combinazione di questi due aspetti.

C’è qualche riferimento autobiografico nel racconto?

No, gli eventi sono tutti inventati. Mi sono ispirata alla vita quotidiana, aggiungendo un pizzico di fantasia. Non volevo ispirarmi alla mia vita.

E ora parliamo di te. Chiara Personeni, una giovane scrittrice, emergente, lombarda. Ci racconti come e quando hai stretto per la prima volta la penna tra le mani pensando: «scriverò un libro»?

La mia passione per la scrittura è un sentimento giovanile, anche se a scuola, nelle materie letterarie, i miei voti erano pessimi. Nell’adolescenza, mi sono ritrovata ad essere intrappolata in qualche chilo di troppo e in un velo di timidezza troppo spesso per crearmi un giro di amici fidati. Nonostante questo, provavo a mettere nero su bianco i miei sentimenti per gli altri, mi confidavo con la pagina bianca, come tutte le ragazzine, ma facevo in modo che nessuno la trovasse. I miei primi racconti sono stati letti dai miei pazienti, scritti con il desiderio di farli sentire meno soli, accolti, capiti e amati. In queste circostanze ho pensato, per la prima volta, che avrei potuto scrivere un libro. L’idea mi faceva un po’ paura, forse, dentro di me, non mi sentivo all’altezza, sapevo di non essere pronta. Poi, però, ho sognato la trama del mio libro in una sola notte e l’ho scritta in un mese, senza alcuna esitazione. Il senso delle cose sta nel farle nel momento giusto.

Hai altri lavori nel cassetto che puoi già rivelarci?

Ho in programma di scrivere altri libri, almeno cinque. Ho iniziato a scrivere e non posso più fermarmi.

 

 

 

 

 

 

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