Divano, che passione! “Gli sdraiati” di Michele Serra

La calura estiva, si sa, invita a letture fresche e dissetanti e così da quel mare magnum che è diventata la mia libreria (la presenza di libri è sempre più inversamente e crudelmente proporzionale a quella dei soldi nel portafoglio), ho deciso di pescare Gli sdraiati di Michele Serra, che sonnecchiava in mezzo agli altri volumi da quasi un anno. Oltretutto trattasi del prezioso regalo del nostro caporedattore e mi è parsa cosa buona e giusta non tergiversare oltre, per evitare spiacevoli incidenti diplomatici. 

Michele Serra non ha certo bisogno di presentazioni, dal momento che molte delle iniziative di cultura e intrattenimento più interessanti degli ultimi anni recano la sua autorevole firma in calce, da Cuore a Che tempo che fa. Apprezzabile anche la sua rubrica su Repubblica “L’amaca” che, trascurando qualche punta di snobismo e qualche tendenza a scivolare in una banale retorica, offre spunti di riflessioni davvero interessanti condensati in poche righe.

Una vita sul divano

Per sdraiati, Serra intende quella schiera di adolescenti che passano la stragrande maggioranza del tempo in posizione orizzontale sul divano, compiendo un’infinità di azioni contemporaneamente: studiare chimica, mangiare patatine, chattare, ascoltare musica e tante altre belle cose. Il prototipo perfetto di questo modus vivendi adolescenziale è rappresentato proprio dal figlio sedicenne dell’autore, messo alla berlina, sempre con tono scherzoso, per tutta la durata dell’opera.

Serra ci fa riflettere ruolo di padre e sul complesso rapporto col figlio, non si capacita del fatto che dei ragazzi nel pieno delle forze vadano a vendemmiare con gli adulti e si sveglino alle 2 del pomeriggio, quando i più attempati si trovano a tavola dopo aver fatto ritorno dai vigneti, oppure facciano tre ore di coda per entrare in un negozio di felpe. Numerosi gli interrogativi che si pone l’autore: cosa è in grado di smuovere l’inerzia di questa nuova generazione? Perché c’è un problema così evidente di comunicazione? Come è possibile trasmettere idee, emozioni e passioni a questa schiera di smidollati?

“Non so cosa darei per potermi sedere con te, in un momento qualunque della nostra vita, davanti allo stesso paesaggio e condividerne in silenzio la forma e l’ordine”.

Serra ricorda il rapporto diverso che aveva da ragazzo con la generazione precedente. Sentiva la voglia di conquistare quello spazio occupato dagli adulti, ma allo stesso tempo cercava di cogliere la bellezza laddove gli adulti si entusiasmavano, ne studiava abitudini e comportamenti. Si sentiva in disparte, eppure non escluso da quel mondo difficile da decifrare e, allo stesso tempo, affascinante.

L’ascesa al Colle della Nasca

In mezzo – racconto nel racconto – il tradimento di Brenno Alzheimer, leader e traditore dei Vecchi nella fantomatica Grande Guerra Finale contro i Giovani e il tormentone dell’ascesa al Colle della Nasca, traguardo che rappresenta metaforicamente l’ultima occasione di riscatto di un’intera generazione.

Un’opera senza eccessive pretese ma in ogni caso godibile, leggera e ironica ma mai frivola e con un finale indovinato che ben si sposa con la premessa.

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