Le follie di un uomo geniale: “Io sono vivo, voi siete morti”, la biografia di Philip K. Dick scritta da Emmanuel Carrère.

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Emmanuel Carrère pensava che Dick fosse una sorta di Dostoevskij della nostra epoca e, nel 1993, ne scrisse questa biografia meravigliosa. Il personaggio complesso che si impara a conoscere leggendo le pagine di questo libro lascia a tratti perplessi per la sua incessante ricerca di un ‘senso’ nelle cose della vita, un senso che diventa troppo spesso paranoia e che trasforma la sua esistenza in una costante spirale di astrusità. Carrère – autore, tra gli alri, di Limonov, L’avversario e Il regno – ci racconta la nascita e lo sviluppo di libri come La svastica sul sole, Ubik e Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, mostrandoci retroscena impensabili capaci di colorare di significati ulteriori testi già avvenieristici e a loro modo profetici.

Tanto, forse troppo, per una sola vita

Dick ha avuto 5 mogli e 3 figli, ha cambiato casa più volte, ha tentato il suicidio, ha assunto parecchie droghe, ha creato attorno a sé comunità di gentaglia spersa, ha pensato di essere il nuovo messia e che i suoi libri rappresentassero testi sacri; viveva nella convinzione di essere costantemente sotto il controllo del ‘sistema’ e credeva davvero che il mondo in cui viviamo non fosse reale. La realtà stava altrove, si era fermata secoli prima, lui ne era consapevole e ha provato a scriverne. La solitudine a cui questa strana esistenza lo portava, pur nel tentativo di non restare mai solo, lo ha reso un personaggio sconnesso e incomprensibile ai più; poteva passare per un guru, per un paria o semplicemente per un pazzo schizoide ma era difficile intravederne l’anima.

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La paronia è il nostro destino comune

Così probabilmente pensava Dick alla fine dei suoi giorni: “Quello che conta nella vita… è saper riparare la propria macchina. Non una macchina qualsiasi, non le macchine in generale, perché niente esiste in generale…Si comincia col notare che certi fenomeni si ripetono in modo strano, si immagina quasi per gioco che siano collegati tra loro e alla fine ci si convince che tutto questo, a ben guardare, fa parte di un disegno unico, e ci si sforza di penetrarlo, in poche parole si diventa paranoici. Attenti, ragazzi, ci vuole poco a lasciarsi prendere dall’ingranaggio. E lo dico con cognizione di causa: è la mia storia”.

Grazie alla fluidità della scrittura di Carrère, questa biografia ci viene incontro facilmente, in modo persino avventuroso, psichedelico e magnetico. Altamente consigliata!

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