I brutti scherzi giocati dalla paura. Intervista a Valeria Montaldi

Montaldi

Britta è una ragazza, un’erborista, vissuta alla fine del ‘400. Viene accusata di stregoneria e con questa accusa sulla testa viene processata. Barbara Pallavicini è invece una giovane ricercatrice universitaria, esperta del medioevo. Sta scrivendo la tesi di dottorato e per svolgere alcune ricerche è costretta a recarsi in Val d’Aosta. L’oggetto dell’indagine non a caso è Britta e l’ingiusta pena a cui è condannata. Da qui nasce tutto il romanzo. Britta e Barbara sono due donne molto determinate. La storia si svolge su due piani temporali diversi: uno è quello della fine del ‘400 e l’altro è quello dei giorni nostri. Le nostre Britta e Barbara sono due donne molte diverse però in certa misura molto simili, basti pensare alla fervente determinatezza che spinge ogni loro mossa. Un romanzo che è anche giallo e noir, una storia che presenta nel presente un omicidio – con apparentemente nulla a che vedere col resto della trama – e nel passato un’ingiusta condanna a morte. È però l’omicidio a permettere l’ingresso in scena del formidabile Maresciallo dei Carabinieri Giovanni Randisi, che riuscirà, grazie anche all’aiuto della giovane medievalista, a risolvere il caso.

Cambiare restando sé stessi

Di questo e molto alto parla La randagia di Valaria Montaldi, scrittrice che torna sulla scena letteraria dopo tre anni dall’uscita dell’ultimo suo romanzo, La prigioniera del silenzio, apparso in libreria nel 2013. Torna cambiata, diversa, anche se dice di essere sempre la stessa: l’editore è Piemme e non più Rizzoli e il presente a strattoni si è fatto spazio tra le parole di una penna, fino a poco tempo fa, dedita rigorosamente al passato. Un romanzo che racconta la paura che immobilizza l’uomo di fronte a ciò che non conosce.

L’intervista

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