Una Cina sospesa tra comunismo e modernità. “Mille anni di preghiere” di Yiyun Li

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Illustrazione di frensis

Nella maggior parte dei casi, quando acquisto un libro, porto a termine un’operazione consapevole, vuoi perché conosco l’autore, vuoi perché me l’ha consigliato un amico lettore o un libraio che gode di completa fiducia, vuoi, ancora, perché è stato unanimamente incensato da autorevoli recensioni. A volte, però mi capita di mettere da parte il raziocinio e di lasciarmi cullare dall’istinto, dalla copertina, dall’ambientazione in un luogo in cui sono stato.

Hemingway fatto a pezzi

In questo caso, ciò che mi ha colpito è un episodio legato alla vita dell’autrice, Yiyun Li, che, durante una lezione di dottrina del Partito, fu sorpresa a leggere di nascosto un libro di Hemingway, comportamento ovviamente vietato. Il libro fu fatto a pezzi davanti ai suoi occhi. Non ho potuto non provare una forte empatia per questa ragazza, che in seguito si trasferirà negli Stati Uniti e inizierà a raccontare la sua Cina in una lingua che non le appartiene, l’inglese. “Se sei cresciuta con una lingua che non hai mai usato per esprimere i tuoi sentimenti, è più facile imparare un’altra lingua e parlare di più in quella. Ti trasforma in un’altra persona”, si legge nell’ultimo racconto della raccolta. È una ragazza che parla al padre, ma è chiaro il riferimento autobiografico dell’autrice. Curioso anche il titolo “Mille anni di preghiere”, che coincide proprio con quello del racconto appena citato. Ci vogliono trecento anni di preghiere per salire sulla stessa barca con un’altra persona, mille anni di preghiere perché un padre e una figlia possano capirsi, recita un proverbio cinese per esprime il concetto che quanto più la relazione è stretta, tanto più ci vogliono impegno e pazienza.

Tra comunismo e capitalismo

I dieci racconti che compongono l’opera sono meravigliosi cortometraggi di una Cina ancora sospesa tra il ricordo di Mao e la fedeltà ai principi del comunismo, con la sua ambiziosa aspirazione di liberare tutti gli altri Paesi del mondo dal giogo del capitalismo e il richiamo (e al tempo stesso il timore) del progresso, di una globalizzazione ormai inarrestabile. La Cina rappresentata è quella moderna, una matura potenza mondiale, ma anche quella classica della tradizione millenaria, degli imperatori e degli eunuchi, delle gerarchiche strutture feudali.

Un sottobosco fittissimo e invisibile

I protagonisti non sono alti dirigenti di partito, né imprenditori spregiudicati alla conquista dell’Occidente, ma uomini comuni, che conducono un’esistenza modesta, talvolta grigia: pensionati che faticano a sbarcare il lunario, genitori che cercano di nascondere al mondo le sofferenze di una figlia malformata, donne tradite o che non si sono mai sposate, ragazze alle prese con scelte dolorose, come quella dell’aborto. Individui che compongono quel sottobosco fittissimo ma allo stesso tempo invisibile, spina dorsale di un Paese in piena trasformazione economico-sociale. Tutti i racconti di questa pregevole raccolta sono componimenti raffinati, armoniosi, delicati pur nella critica nemmeno troppo velata alle rigide regole imposte dal regime, alla compressione di diritti e libertà, alla censura, alle epurazioni. La Cina descritta ricorda molto l’attuale Corea del Nord sotto la dittatura di Kim Jong-un.

Mille anni di preghiere è un fiume che scorre, talora lento talora più impetuoso, che porta con sé sedimenti che si depositano nella mente del lettore, e ne modificano dolcemente il paesaggio.

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