La cattività dell’onesto (3° puntata). Nascita di un supereroe

26008160643_5876d7b7be_b

– Ecco che cosa ci fai tu con i libri, mio caro Angelo!

Era Malemini, l’odiato professore di lettere. Angelo stava riprendendo i sensi. Era volato giù dall’undicesimo piano e non si era fatto neppure un graffio. Ma non ebbe il tempo di stare a riflettere su quanto accaduto: Malemini giocherellava con la sua gamba tirando dei leggeri calci, come sono abituati a far i bambini più malvagi con le carcasse di quei topi troppo stupidi per vincere la selezione naturale. Quando riuscì a voltarsi e a risollevarsi sulle gambe incerte, si rese conto che il professore, sul cui volto splendeva il solito ghigno inquietante – che ormai Angelo imputava alla genetica: “c’è chi nasce con gli occhi a mandorla e chi con quella maligna espressione stampata sul volto”, pensava -, il professore era accompagnato da una sventola di quelle che – ne sarebbe stato convinto a lungo – solo la fantasia è in grado di creare. Per tutta l’adolescenza e oltre, ogni qual volta in un romanzo avrebbe letto di una donna bella e incantevole, nella mente di Angelo questo personaggio avrebbe inconsciamente preso le sembianze di quella ragazza che aveva giusto qualche anno in più di lui. Avete mai letto o riletto un romanzo dopo aver visto l’omonimo film? Ecco, come non siete più riusciti a immaginarvi quel determinato personaggio senza figurarvi il volto dell’attore, allo stesso modo qualsivoglia personaggio femminile avrebbe preso inesorabilmente le sembianze di Vanna. Si, perché questo, anche se non le rendeva giustizia, era il suo nome. Il professore, tutto orgoglioso, presentò ad Angelo la sua accompagnatrice. Stringendole la mano, Angelo pensò alle pagnotte morbide che sua nonna sfornava tutte le domenica prima che morisse.

– Professore! Lei lo sa che non sono stato io a lanciare quella penna!

– Quello che so è invece che tu non stai mai zitto! Ogni tanto dovresti imparare a tenere la bocca chiusa. Sai cosa significa la parola “rispetto”, Angelo?

– No, Professore. Non credo di saperlo se questo “rispetto”  di cui parla significa abbassare la testa e chiudere le orecchie, gli occhi e la bocca.

Ciò che stava più a cuore ad Angelo era la verità e la capacità di non tradirla mai. Amava tanto la verità proprio perché non aveva mai scoperto quella sui suoi genitori. Erano scompari quando lui era piccolissimo. Non che non gli avesse mai incontrati ma l’ultima volta che aveva visto i loro volti era a malapena in grado di urlare per avvertirli che aveva una fame da lupi. Inspiegabilmente, un solo ricordo conservava nella sua giovane mente, un ricordo troppo assurdo per poter essere reale: i due genitori sono uno accanto all’altra, mano nella mano. Sono belli, giovani e felici. I loro volti sono appannati, come se coperti da un vetro trasparente oscurato dal vapore acqueo. Riusciva a capire che lui era castano e lei rossa. Lui era alto qualche centimetro in più di lei. Eppure era convinto che non avrebbe distinto il padre dalla madre se non fosse stato per quella folta barba scura. L’immagine è troppo confusa e luminosa per poterli descrivere con più accuratezza. Ma la cosa più strana e incomprensibile era un’altra: la prospettiva. Angelo vedeva, ogni volta, i suoi genitori dall’alto, come se fosse stato in cima a un grande armadio o a gattoni sopra un tetto di una casa bassa.

Il nonno mentiva spudoratamente riguardo la sorte dei suoi genitori, affermando che erano due sbandati, incapaci di occuparsi di sè stessi. Figuriamoci di loro figlio. Prima o poi avrebbe trovato il modo per scucire la bocca del nonno, capire perché aveva dovuto rinunciare a mamma e papà. Non che avesse avuto un’infanzia infelice: il nonno e soprattutto la nonna, finché c’era stata, non gli avevano mai fatto mancare niente. Ma erano stati i genitori a dargli la vita, a loro doveva la sua esistenza, quindi se non avrebbe potuto averli con sé voleva almeno conoscerne la ragione. Così, tanto il nonno aveva deciso di tradirlo non confessando, tanto lui sarebbe stato onesto. Aveva fatto questa promessa a se stesso ma aveva deciso che serviva un testimone perché tutto fosse ufficiale. Così aveva preso la bici dal box ed era corso da Nanni – era un pomeriggio di luglio di due anni prima – e chiese all’amico di uscire un attimo. Stava facendo un puzzle di quelli che impieghi almeno tre mesi a terminare. Nanni lo chiamavano tutti “il Pensionato” perché era sempre calmo e tranquillo e non tanto meno si scompose quando vide comparire davanti ai suoi occhi Angelo, tutto trafelato e sudato. Angelo gli afferrò la mano destra e gli disse che doveva ascoltare e soprattutto ricordare, gli disse che sarebbe stato testimone della promessa più importante e solenne di tutta la sua vita. Gli chiese se era pronto. La risposta del Pensionato fu affermativa. Stingendo quella mano tanto calma da sembrare morta, Angelo giurò a se stesso e a Nanni che non avrebbe mai, mai e poi mai, mentito. Avrebbe detto la verità sempre e comunque.

Angelo quindi era onesto per scelta e il Professor Malemini era il contrario per natura. Arruffandogli i capelli, Malemini se ne andò, lasciando Angelo sul posto, immobile, ancora tramortito, più per l’incontro col Professore che per la caduta. Vedendolo allontanarsi insieme a quella ragazza mozzafiato giurò a se stesso – e fece così il secondo giuramento della sua breve vita – che avrebbe fatto in modo che Malemini non mettesse più piede a scuola e che avrebbe avuto per sé quella meraviglia di donna. Anche se ci fossero voluti dieci anni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...