Il vecchio che puzza e recita Omero. “Tu non lo sai da dove vengo” di Francesco Randazzo

Francesco-Randazzo-©photo-by-Antonio-Parrinello
Foto di Antonio Parrinello

Francesco Randazzo è un artista poliedrico. Laureatosi in Regia, all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, è noto per una vasta produzione teatrale su importanti palcoscenici interazionali. Da segnalare diverse pubblicazioni, non solo di testi teatrali, ma anche di romanzi, raccolte di racconti e poesie. Incuriosito dal curriculum di tutto rispetto dell’autore, e – perché no – dalla bella veste grafica, ho deciso di avventurarmi nella lettura del suo (breve) romanzo intitolato Tu non lo sai da dove vengo, edito da Meridiano Zero.

Il 91 di via Canfora

Pronti, via, ci si immette nel cuore della narrazione, senza fronzoli, senza divagazioni ridondanti. Un automobilista rischia di investire “un vecchio, un vecchio bastardo e distratto, un vecchio alto e tremante, un vecchio con delle braccia lunghe e le mani affusolate che brandiscono l’aria”. Il vecchio chiede un passaggio, deve tornare a casa, in via Canfora 91. L’indirizzo è vicino, così l’automobilista lo invita a salire. Pessima idea, il vecchio emana un odore nauseabondo e sembra non esserci tanto con la testa. Pazienza, tanto l’indirizzo è vicino, basta percorrere il viale, svoltare a destra, qualche piccolo giro a vuoto nelle viuzze circostanti, ed eccoci in via Canfora, traguardo raggiunto. Anzi, no, il 91 non esiste. Qualcuno lo ha spostato, oppure il vecchio si è inventato tutto. La Clio dell’automobilista – l’io narrante – è ormai pregna del fetore del vecchio, che si rivela irascibile, impreca, mugola, frigna. Ha inizio un viaggio ai limiti del surreale, fatto di corse, rabbia, imprecazioni, ricordi, fughe, dolcezza.

In automobile recitando Omero

L’opera si caratterizza per un deciso taglio teatrale, le scene sono ben delineate, come se fossero davanti ai nostri occhi, recitate su un palcoscenico. Ci immedesimiamo con il povero automobilista, ci sembra di vederlo, il vecchio, di soffrirne il cattivo odore, di incazzarci con lui quando gli gira la brocca. Ma pian piano il livore si attenua, lo strano passeggero si rivela diverso da quello che sembrava inizialmente, il suo spessore culturale sembra cozzare con il suo aspetto fisico: recita Omero, cita T.S. Eliot, si scopre essere stato un giudice integerrimo.

Dalla poesia al cinema

Randazzo nel corso dell’opera può dare sfoggio della sua ampia cultura, nella narrazione finisce così di tutto, dalla poesia, al cinema (bella la citazione di Blade Runner), dallo storia (l’esilio di Napoleone) alla musica dei Pink Floyd.

Gli piaceva a mio figlio. Dice il vecchio. Chi? dico io. Il Pink Floyd. Dice lui.

Ah. Suo figlio.

Sì. Mio figlio

I Pynk Floyd.

Ah, sono più di uno?

Era un gruppo.

Ma era uno solo che cantava, no?

Sì.

Catania, una suggestione

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Sullo sfondo si staglia Catania, che è quasi una suggestione, un’idea come un’altra, come Genova per Paolo Conte. Sfilano via i suoi luoghi simbolo, dal mare, al Cibali, fino all’Etna, la cui scalata richiama la petrarchesca ascesa al Monte Ventoso (Mont Ventoux), quasi a voler suggerire l’immagine ideale di un percorso di maturazione interiore.

Un’opera di forte impatto, da leggere tutta d’un fiato, consigliata soprattutto a lettori esigenti e che amano sperimentare.

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