“Stai lontano dai guai”: la mia lettera a Nathan Never. Oggi sono 25 anni e 300 numeri

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E così sono 25 eh, caro Nathan? Senza offesa, sarà per quella chioma bianca, sarà per quel carattere un po’ ombroso, ma di anni ne dimostri parecchi di più. Ok, ok, la pianto subito con l’ironia, per prima cosa perché non sei certo uno dalla risata facile (Legs ti definirebbe musone), e poi perché sull’età non si scherza, nemmeno fra uomini, che siamo permalosi pure noi. Oltretutto, anch’io ho poco da fare lo spiritoso visto che anche la mia capigliatura – quella rimasta – sta perdendo sempre più lo smalto castano di un tempo, andando incontro all’inevitabile incanutita sorte.

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L’acquisto del primo albo

Riflettevo proprio qualche giorno fa su quanto tempo fosse passato dal giorno in cui ho acquistato in edicola il primo albo della serie. Era il secolo scorso, anzi il millennio scorso. Correva l’anno 1991, io ero un quattordicenne nel pieno della propria esuberanza e immaturità, la Sampdoria vinceva il suo storico scudetto, non esistevano né Facebook né Youporn, Freddie Mercury decideva di andare a cantare per qualcun altro più influente di noi miseri terrestri, e le Torri Gemelle sarebbero rimaste saldamente al loro posto per un altro decennio. Nathan Never, eh? Proviamolo, mi ero detto, con aspettative non troppo definite. Vediamo come sono i primi album, e poi decidiamo il da farsi. Ecco come è andata a finire: proprio in questo istante tra le mani stringo con trepidazione l’edizione a colori n. 300, fresco di stampa, che mi accingo a leggere con la stessa curiosità che accompagnava la lettura del primo albo. In questo quarto di secolo (oddio che espressione da vecchio!) ti ho visto alle prese con la fratellanza Ombra, combattere Aristotele e Kal Skotos, fronteggiare Mr. Alfa, affrontare missioni nel deserto e fra i ghiacci, sopravvivere alle guerre con le stazione orbitanti e con Marte, perdere gli amici e gli affetti più cari. Vediamo come finirà ora con Omega, la minaccia più imminente. Dovendo scommettere qualche spicciolo, li punterei su di te, anche se l’avversario è di quelli tosti. Ma forse, tra tutti i pericoli, quelli più difficili da affrontare sono proprio quei fantasmi del tuo passato che ancora oggi ti tormentano e che hanno coerentemente contribuito a farti diventare il personaggio che sei: un eroe moderno, con le sue virtù e le sue debolezze.

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Crescere insieme

Dal canto tuo, hai osservato un adolescente, crescere, fare sbagli, incassare e restituire qualche botta, ridere, piangere, viaggiare per il mondo, andare a vivere da solo, convivere, diventare papà, realizzare alcuni sogni e accantonarne altri. A proposito di sogni, mi piacerebbe andare a vivere in una casa più grande. Anzi, più che un desiderio, è un’esigenza dettata dal fatto che non so più dove riporre tutti i Nathan Never che ho acquistato (non parlo solo della serie ordinaria, ma di tutti i vari Giganti, Maxi, Speciali, Almanacchi e chi più ne ha più ne metta). Eh sì, perché posso vantarmi di possedere tutto ciò che è stato stampato sull’universo neveriano, compresi tre albi in lingua croata acquistati in vacanza qualche anno fa. Insomma, caro Nathan, possiamo tranquillamente affermare che siamo cresciuti insieme.

A risentirci tra 25 anni, a questo punto. Nel frattempo, mi raccomando, stai lontano dai guai.

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