L’amore non crea ma distrugge. “L’animale morente” di Philip Roth

A ragione o a torto, sono cresciuto con l’idea che nella vita ciò a cui dobbiamo dare più importanza siano le persone e  l’amore che a loro ci lega. Per i nostri cari saremmo disposti a morire. Almeno così ho pensato fino a quando non ho letto Roth.

David Kepesh recensisce libri alla radio e parla di cultura alla televisione. Ha insegnato letteratura per tutta la vita ma ora tiene un solo corso, “un grande seminario di critica letteraria”. Nonostante abbia più di sessant’anni trova donne con cui andare a letto con la stessa facilità con cui Micheal Jordan infilava la palla nel canestro e con cui Dante metteva insieme le rime. Tutti hanno qualcosa davanti a cui si sentono disarmati, Kepesh ha la bellezza. La vede e si acceca.  E quanta ne possedesse Consuela Castillo è indicibile. Raffinata nel parlare, misurata e dal comportamento perfetto, Consuela veste con cura, sobrietà e buon gusto. Ha due seni prepotenti, di cui noti subito il solco.

Nel rapporto con Consuela il professore prova qualcosa che in tutta la sua carriera di seduttore e amante non aveva mai provato: gelosia, incertezza e paura di perderla. Ossessioni che in tutta la sua vita non aveva mai conosciuto. L’amore lo ha lacerato, sventrato e intossicato. Ha ridotto quello che poteva essere un pacifico e soddisfatto anziano pronto a percorrere in tranquillità gli ultimi anni della sua vita in un vecchio infelice e tormentato. Mark Twain, che aveva guidato tutta la sua vita precedente all’incontro con Consuela, venne soppiantato da quella biancheria pornografica, sancendo la vittoria della carne sulle parole, della forza sul pensiero, della follia sul raziocinio.

La conclusione è una sola: “per quante cose tu sappia, per quante cose tu pensi, per quanto tu ordisca e trami e architetti, non sei mai al di sopra del sesso“. D’altra parte –  e sono sempre parole di Roth, mica mie – “un uomo non avrebbe i due terzi dei problemi che ha se non continuasse a cercare una donna da scopare”.

I-5-libri-di-Philip-Roth-che-chiunque-dovrebbe-leggere_h_partb

Roth ci racconta i tormenti di un uomo in là con gli anni, colto e sapiente, esperto della vita. Ci racconta come ogni esistenza possa venire devastata, poco importa quanti anni ci separano dalla morte. Roth ci penetra la testa, la  con la forza di un martello pneumatico pur evitando di frantumarla come farebbe invece quello strumento della morte. La sua penna è molto più sottile e pericolosa. Un grande Roth. Ogni suo romanzo mi ricorda di gioire di essere nato umano e non ippopotamo o elefante, per quanto quest’ultimo abbia una memoria di gran lunga migliore della mia. Per quale ragione? Perché non avrei avuto modo di leggere i suoi scritti.

Post Script(ori)um

“L’animale morente” (2001) è il terzo libro di Philip Roth che ha come protagonista il professore David Kepesh, attore principale già di “Il seno” (1972) e “Il professore Desiderio” (1977).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...