La letteratura a 360°. Intervista a Ivano Mingotti

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Sempre più spesso si sente ripetere quanto i giovani d’oggi siano svogliati e indolenti, oltre che poco interessati alle iniziative culturali che vengono proposte. Per fortuna accade di imbattersi in nuove leve che fanno sembrare questi discorsi dei luoghi comuni. È il caso di Ivano Mingotti, che, a dispetto dei 28 anni da poco compiuti, è già un autore molto prolifico, oltre che particolarmente attivo in numerose attività ambito editoriale e culturale.

Buongiorno Ivano. A soli 28 anni hai all’attivo ben 9 pubblicazioni, hai fondato e presieduto un’associazione culturale, sei stato conduttore radiofonico, sei curatore della collana “Nuove Luci” per Edizioni Amande, e chissà quante altre cose dimentichiamo. Hai intenzione di lasciare qualcosa anche agli altri?

Bella domanda. Personalmente, dopo un periodo in cui ho provato di tutto in ambito culturale, e soprattutto letterario, ho trovato le due cose che più mi piacciono e più mi fanno sentire realizzato: una la conoscevo già, e cioè la promozione dei miei romanzi, e la seconda l’hai appunto annunciata tu, cioè la cura della collana editoriale per Amande Edizioni. E poi sto cercando, soprattutto, di non stressarmi troppo, cosa che, purtroppo, mi ha portato dei piccoli problemi, in tempi recenti. Insomma, mi accontento.

Torniamo indietro di qualche anno, al momento della pubblicazione della tua prima opera. Quali erano i tuoi sogni? Avresti mai immaginato di fare tanta strada?

Sicuramente pensavo che la pubblicazione fosse, di per sé, la realizzazione di un sogno, il compimento di un percorso, un modo per dire agli altri e a se stessi di aver raggiunto un capolinea, la sommità di una piramide. Ora mi rendo conto che pubblicare, in sé, non vuol dire assolutamente nulla, e penso a quant’ero ingenuo. Guardando invece a quello che ho raggiunto, e sapendo di essere stato sempre abbastanza ambizioso, devo dire che sì, un po’ me lo aspettavo. Anche se, a dirla tutta, non ho ancora raggiunto granché.

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Ci piacerebbe che ci parlassi più approfonditamente del tuo ultimo libro, Minoica, una rivisitazione del mito di Arianna e Teseo. Come mai, trai tanti, hai scelto proprio questo episodio della mitologia greca?

Perché è un episodio carico dei significati più svariati, e riassume molti degli aspetti prototipici del racconto e dell’interiorità dell’uomo, o almeno di quegli aspetti che tutti questi secoli non hanno né toccato né risolto. Ovviamente, quello che più salta all’occhio è il Labirinto, ma ce ne sono molti, molti altri.

Il tuo stile è molto particolare, diremmo inconfondibile. Da cosa deriva il tuo modo di scrivere?

Prima di tutto da una ricerca stilistica vera e propria: credo che un autore si possa definire tale solo quando riesce a creare qualcosa di totalmente originale, per contenuti e stile. In secondo luogo, da una possibile resa reale e realistica di quello che è l’intricato groviglio della mente umana.

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È opinione consolidata che un bravo scrittore sia prima di tutto un attento lettore. Quali sono i tuoi autori preferiti?

Adoro Kafka, Saramago e Kundera, ma non dimentico nemmeno i classici – per fare un esempio, Apuleio è un mio idolo assoluto – e i contemporanei un poco più ‘commercialotti’.

A questo punto siamo curiosi di scoprire i tuoi piani futuri. Quali progetti hai in serbo?

A breve uscirà il primo romanzo per la collana Nuove Luci, “I musicisti migliori sono quelli morti” di Michelangelo Franchini; insomma, è un passo molto importante. In questo periodo mi sto dedicando alla promozione del mio Minoica, e spero di poter presto dare ‘alle fauci’ del mio caro editore una bella proposta per l’anno prossimo. Chissà che vi aspetta..

Ringraziamo Ivano per la sua disponibilità, rinnovandogli i complimenti per le molteplici ed interessanti attività in cui è impegnato, ed augurandogli ogni fortuna per la sua carriera di scrittore (e non solo!)

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