Zone d’ombra. “Scene dalla vita di un villaggio” di Amos Oz

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Villaggio by frensis

E chi l’ha detto che bisogna dare al lettore più informazioni possibili il prima possibile, al diavolo la suspense e che i lettori dovrebbero avere una comprensione totale di ciò che sta accadendo, dove e perché, così che possano completare la storia da soli, dovessero gli scarafaggi mangiare le ultime pagine?

Ah già, Kurt Vonnegut. Non uno qualsiasi, tra l’altro.

Il dissenso di Oz

Ok, d’accordo, forse ho sbagliato esempio. In ogni caso, si può anche non condividere questa teoria, solo che se chi dissente è il sottoscritto si può legittimamente gridare all’eresia, se chi la pensa diversamente è un autore del calibro di Amos Oz, allora il discorso assume ben altro spessore.

Uno dei più grandi scrittori israeliani

Amato e detestato

Amos Oz, all’anagrafe Amos Klausner, oltre ad essere uno dei più grandi scrittori israeliani, è anche un intellettuale di spicco, tanto amato quanto detestato in Patria, a seconda dello schieramento politico di appartenenza, per le sue posizioni di condanna verso ogni forma di fanatismo e favore di una riappacificazione con il popolo palestinese.

Schegge

L’opera che qui vogliamo recensire è Scene dalla vita di un villaggio, e iniziamo proprio partendo dal titolo, che, tradotto per fortuna fedelmente dall’originale, riesce a inquadrare con precisione il senso dell’opera, che non si presenta unitaria, ma divisa in numerosi frammenti, schegge, oseremmo dire cocci. Di vita, appunto. La struttura è quella di una serie di brevi racconti, incentrati su alcuni dei personaggi che popolano il villaggio di Tel Ilan, i cui “tetti di tegole sono immersi nel verde intenso delle fronde di alberi secolari”.

Spazi bianchi

La particolarità è costituita dal fatto che l’autore volutamente dissemina molti spazi bianchi nella narrazione, lasciando aperti molti interrogativi che restano irrisolti: ad esempio, chi è il misterioso tizio venuto a turbare la quiete di Arieh Zelnik? Sono reali i rumori di scavi che provengono dalle fondamenta della casa di Rahel Franco o sono solo suggestioni dell’anziano padre e del giovane Adel? E la moglie del sindaco tornerà a casa?

Il gioco di Oz

Oz sembra voler proporre una sorta di gioco al lettore: fornire solo alcune tessere del mosaico, in modo che sia il lettore stesso a completare il mosaico, secondo la propria fantasia e la propria sensibilità.

Amos-Oz

Zone d’ombra

O forse non è nemmeno così, può anche essere che al lettore venga richiesto invece di non porsi domande su tutto, e di accettare la realtà così come viene percepita, con le sue zone d’ombra. In fondo, anche nella vita di tutti i giorni, chi ha una risposta per ogni cosa? Se qualcuno di voi ce l’ha, mi faccia un fischio che avrei alcune domande da porgli.

Il cantore di Israele

Amos Oz si conferma grande cantore della sua terra, Israele, ma soprattutto della sua quotidianità, attraverso le vicende di personaggi comuni, caratterizzati da un’esistenza al limite del dignitoso e alle prese con i problemi di ogni giorni, dall’assistenza al genitore anziano alle preoccupazioni economiche.

Non solo evasione

Un’opera consigliata ad un lettore consapevole e maturo, che non pretende di essere condotto per mano ovunque e che non cerca solo evasione dalla lettura, ma è disposto a compiere qualche ulteriore sforzo interpretativo.

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