Intimità sì, pudore mai. “Lettere matrimoniali” di Claudio Lolli

Claudio-Lolli.jpgLuminosi e oscuri sono i racconti di Claudio Lolli. Sempre fanno emozionare il lettore e a volte fanno irritare la moglie, a cui tutte le lettere di questo libro sono dedicate. La moglie, per l’autore, è protagonista e pubblico, anche se a volte smette di essere pubblico perché si rifiuta di leggere le lettere del marito. Lolli illumina le zone d’ombra, fa domande scomode, da colore agli spazi grigi. Le piccole cose diventano grandi ma le soglie restano soglie e calamite da cui è impossibile svincolarsi. Ci dovete voler bene anche se non siamo in grado di corrispondere alle vostre aspettative.

“Poi il cazzo è il cazzo e la figa è la figa, ma un po’ di classe non guasta mai”.

Intravvedere i propri sogni

Bella

Melania, la moglie, è bella ma non di una bellezza fugace e tremolante come quella di quasi tutte le ventenni ma più profonda, sottile ed eterna. Dice cose che direbbero Woody Allen e Leopardi, talvolta è poco accogliente e generosa, impaziente eppure è la star americana, una delle donne in grado di farti “intravvedere quelli che potrebbero essere i tuoi sogni”. Generosa verso i due figli e il marito. Il suo sguardo non mai sicuro di sé, a volte è irrisorio ma mai beffardo.

Una risposta indimenticabile

Lettere che, seppur indirizzate alla moglie, sembrano parlare a noi. A chi per un caso strano della vita si trovi tra le mani “Lettere matrimoniali” di Claudio Lolli e, la mattina bevendo il latte e mangiando più biscotti del necessario o la sera lottando contro la stanchezza, o in qualsiasi altro momento della giornata e della vita, a un certo punto arriverebbe a pagina 31 e si troverebbe a leggere del professor Lolli che scrive di Leopardi, e ne parla non come farebbe il più noioso e frustrato degli insegnanti ma come saprebbe fare il nostro più intimo e affettuoso amico. Eppure di Leopardi parla proprio di una delle operette morali più studiate dal popolo italiano: il dialogo tra Plotino e Porfirio. L’allievo e il maestro, racconta Lolli, elencano qui tutti gli evidenti motivi dell’infelicità degli uomini, finché l’allievo sostiene che il suicidio è l’unica cosa che possa avere un senso nella vita. La risposta del maestro, secondo il cantautore, è indimenticabile. Lo stesso vale per noi.

“Il dolore inevitabile degli umani, in questo mondo senza alcun senso naturale, l’insoddisfazione strutturale che deriva dal nostro impossibile desiderio d’infinito, ha un valore pari a X. Se tu ti uccidi, allievo mio, farai soffrire i tuoi familiari, i tuoi amici, i tuoi conoscenti di un valore pari a X + 1. Questo è immorale. Come giustificare questo valore aggiunto, questa cattiveria inutile? Soffri e non far soffrire, evita quell’immondo + 1”.

Dolore e miele

Come dicevamo poco fa, il dolore c’è sempre, anche nei momenti di maggior gioia. Ma ancora più presente è il miele, spalmato sul bicchiere con cui Lolli ci serve le sue storie, spesso amare, tristi, malinconiche, spesso dolci, delicate ed erotiche. Storie che ci ricordano che è impossibile separare il pubblico dal privato, l’individuo dalla collettività,  la gioia dal dramma, la commedia dalla tragedia, la vita dalla morte.

Qualificare

Un romanzo epistolare, credo che lo si possa definire così. Potrei aggiungere “bello”, “pregno”, “interessante”, ma ho deciso di non usare aggettivi. Non che non ce ne sia bisogno ma in questo momento della mia vita li trovo troppo deboli, incapaci di “qualificare” davvero qualcosa, che sia una pizza o un libro.

 

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