Meglio animali che uomini. “Galapagos” di Kurt Vonnegut

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Ho iniziato a leggere questo romanzo all’indomani dell’attentato terroristico a Bruxelles del 22 marzo e mi è quasi sembrato che Vonnegut, con la sua visionarietà e attenzione al futuro, commentasse quei fatti, mostrandoci la sua incomprensione verso la natura umana, condannandola aspramente. Anzi, Vonnegut ci illustra, in modo freddo e illuminante, quanto il nostro cervello abbia contribuito a modificare la vera natura degli uomini, che sono invece esseri viventi proprio come tutte le altre specie animali. La tesi a cui Vonnegut si aggrappa è quella per cui, se gli uomini non fossero dotati di “grossi cervelli” altamente sviluppati, se non fossero “intelligenti”, vi sarebbe pace e serenità e innocenza nel mondo, la natura farebbe il proprio corso e gli uomini lo accetterebbero, in quanto inconsapevoli dei danni che oggi chiameremmo “morali” o “emotivi”.

Grossi cervelli, piccoli ragionamenti

Naufragio

Il libro ci illustra un futuro post-apocalittico, nel quale soltanto poche persone sono sopravvissute su una piccola isoletta delle Galapagos, dove erano naufragati durante una copertina vonnegut.jpgcrociera di lusso. Ogni capitolo del libro potrebbe costituire un racconto a sé in quanto sono rappresentate piccole scene di vita prima e durante la crociera, quando ancora gli uomini erano dotati di “grossi cervelli”, e fatti che accadono nel “nuovo mondo” un milione di anni dopo, in cui gli uomini si sono riunificati all’ambiente naturale, i loro cervelli si sono ridimensionati e vivono allo stato brado come semplici esseri viventi, senza emozioni, pensieri complessi, gioie e dolori, a parte quelli imminenti e temporanei come la felicità alla vista del cibo, o il dolore dovuto a una ferita.

Vonnegut e Darwin

Vonnegut fa spesso riferimento alla teoria dell’evoluzione di Charles Darwin, secondo la quale dovrebbero sopravvivere solo gli esseri con determinate caratteristiche che permettano loro di sopravvivere nel loro habitat. Se così non fosse, perché troppo deboli rispetto ad altri esseri e meno adattabili all’ambiente circostante, la loro sorte sarebbe inesorabilmente segnata. Ebbene in questo nuovo mondo in cui gli esseri umani non hanno civiltà, leggi, istituzioni, desideri, emozioni, vige proprio questa legge della selezione naturale, senza peraltro che a qualcuno venga in mente di lamentarsene o di cambiare questo stato di cose.

Oggi nessuno è abbastanza in gamba da disporre di armi simili e la legge della selezione naturale era impotente di fronte alle nuove tecnologie. Nessuna femmina di nessuna specie poteva sperare di dare alla luce una creatura a prova di fuoco, di bombe, di proiettili [….]. Tutti ai nostri giorni vivono pacifici e innocenti, grazie all’evoluzione che li ha privati delle mani”.

Un mondo in negativo

In questo nuovo mondo quindi non esistono sì momenti eccitanti e piacevolmente memorabili, ma nello stesso tempo non esistono ideologie per le quali battersi e litigare, discussioni tra marito e moglie (e il matrimonio stesso), non ci sono pregiudizi, sfruttamento e schiavitù, tradimenti, menzogne.

Azzeramento totale

Inutile dire che questo libro fu molto provocatorio nell’America degli anni ‘80, anni economicamente vibranti, anni di spensieratezza, di voglia di modernità, di innovazioni e di fiducia nel progresso. Ma se era provocatorio negli anni ’80, leggerlo adesso fa ancora più impressione, in quanto sembra quasi di vedere, nella descrizione di quella società fatta da uomini con grossi cervelli e che fa cose insensate proprio a causa di essi, la società del nuovo millennio, arrivata ad un punto di non ritorno dal quale non può far altro che peggiorare. L’unica soluzione proposta da Vonnegut, palesemente irrealistica e fantascientifica, sembra essere quella di un azzeramento totale, di un ritorno all’era primitiva, innocente, certamente brutale ma accettabile in quanto naturale.

Inquietanti risvolti dei “grossi cervelli”

Per quanto questa tesi sia provocatoria, e invito tutti a leggere questo libro per i dettagli più divertenti, assurdi e curiosi che Vonnegut propone in una nuova possibile era post-apocalittica, dovrebbe invitarci a riflettere sulla enorme potenzialità dei nostri “grossi cervelli”, positiva ma anche e soprattutto negativa, stimolandoci e evitare qualunque comportamento che ci porterebbe all’autodistruzione, ad esempio l’odio verso l’altro in nome di un’ideologia, di una religione, dell’appartenenza a una cultura, o il semplice sentimento di superiorità verso altri da noi ritenuti privi di “grosso cervello”, il che provocherebbe ancora odio di questi “altri” nei nostri confronti e una conferma definitiva che quel cervello, se usato in quel modo, sarebbe meglio non si fosse mai sviluppato.

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