«Farò scrivere sulla mia tomba ‘newyorkese’». Il sogno americano di Calvino

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Italo Calvino, New York 1959

Già nel 1959 l’America è un mito, un posto da vedere almeno una volta nella vita, ma quando Calvino sale sulla nave pronta a salpare per il porto di New York è già stufo. Si è pentito di essere partito e vuole tornare a casa. Quella nave, popolata da gente «antiquata, vecchia e brutta», nella mia mente, contro la mia volontà, prende la forma del transatlantico Virginian su cui per tutta la vita viaggiò Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. Ogni classe sociale aveva il suo posto designato e da lì non poteva muoversi. Solo i musicisti potevano andare da una parte all’altra.

Il sogno americano di Calvino

In fondo, non si è mai capito bene perché Stendhal amasse tanto Milano

Partito con una borsa della Ford Foundation per giovani scrittori europei, la vista dei grattacieli, mentre di metro in metro si avvicina al porto, lo sconvolge. Me lo immagino provare la stessa gioia vissuta dai migranti che alla vista della terra ferma credevano di essere qualche centimetro più vicini al raggiungimento del loro sogno americano. New York pare a Calvino «la più spettacolare visione che sia data di vedere su questa terra». Si innamora di quella città come ci si innamora della donna della propria vita: «la città che ho sentito mia più di qualunque altra. La amo e l’amore è cieco… In fondo, non si è mai capito bene perché Stendhal amasse tanto Milano. Farò scrivere sulla mia tomba, sotto il mio nome, ‘newyorkese’?».

“La amo e l’amore è cieco… In fondo, non si è mai capito bene perché Stendhal amasse tanto Milano”.

Italo Calvino

Novembre 1959 – Marzo 1960

Soggiorna in America dal novembre 1959 al marzo 1960. Entra qui in contatto con una varietà di persone e ambienti che mai si era trovato davanti agli occhi. Tra una lezione all’Università, un’intervista e un colloquio per la televisione, ha modo di girare e vivere quel sogno americano che per lui non è la promessa di una vita migliore ma un’esperienza unica, rara e per questo da raccontare.

Canc + svuota il cestino

E di questo viaggio scrive, e scrive molto. Ma non ritiene originali le sue pagine e decide di mettere tutto da parte. Canc + svuota il cestino. Abbiamo dovuto aspettare il 2014 per poter leggere quei preziosi diari a cui in segreto si rivolgeva la notte, dopo quelle giornate che mai avrebbe dimenticato. Il tutto è raccolto in Un ottimista in America (1959-1960), uscito per Mondadori.

Le intuizioni

Ma tutt’altro che banali sono alcune delle osservazioni di Calvino. Italo, come sempre, ha saputo arrivare al cuore dei problemi di una società fondata sull’indebitamento ottimistico. Le case comprate dalle banche e non dai loro abitanti. Una società tanto meravigliosa quanto incapace di capire ogni altro mondo che non sia il proprio.

Per approfondire

Un articolo di Mario Barenghi su Un ottimista in America uscito su Doppiozero

http://www.doppiozero.com/materiali/letteratura/calvino-un-ottimista-america

Un articolo di Ernesto Ferrero uscito su La Stampa

http://www.lastampa.it/2014/10/09/cultura/calvino-folgorato-sulla-strada-di-manhattan-PaRzdOEKcX1CSK4t4B0a6L/premium.html;jsessionid=75B5A6DB442BD7066B48EDA8960CE96D

 

 

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