“Ritorno a Ford County”, il Grisham che non ti aspetti

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“Ritorno a Ford County”, by frensis

John Grisham è riconosciuto universalmente come il re del legal thriller, per lui parlano le milioni di copie vendute in tutto il mondo. La sua produzione risente fortemente della precedente attività di avvocato penalista, che gli permette di padroneggiare con disinvoltura le situazioni legate al mondo della giustizia, narrate sapientemente nei suoi best seller.

I perdenti dell’America di provincia

Un’opera sui generis

Ritorno a Ford County rappresenta un’opera sui generis nella produzione dello scrittore americano, innanzitutto nella struttura: non si tratta di un romanzo, che è il formato tradizionalmente preferito da Grisham, ma di una raccolta di otto racconti. Anche l’impianto narrativo diverge da quanto siamo abituati a leggere: al centro della trama non vi è una vicenda giudiziaria, un omicidio, una violenza o un intrigo di potere, i protagonisti non sono giurati o avvocati spregiudicati. O meglio, in alcuni racconti è presente una vicenda giudiziaria (una condanna a morte piuttosto che una richiesta di divorzio) ma per così dire rimane sullo sfondo, per lasciare spazio ai tormenti dei protagonisti, personaggi spesso perdenti di un’America di provincia, lontana dalle luci dei riflettori.

Da Memphis al braccio della morte

Le vicende narrate sono le più disparate: un gruppo di ragazzi intraprende uno sconclusionato viaggio verso Memphis per donare il sangue a un compaesano, una famiglia si reca in visita a un detenuto nel braccio della morte, un avvocato riceve una telefonata attesa da una vita, un altro viene rapito da una vecchia controparte, padre di un figlio disabile, e rivive le fasi di quel processo, un imprenditore senza scrupoli costruisce un casinò in una riserva indiana, un inserviente di una casa di riposo trova il modo di truffare un anziano ospite, un malato di AIDS torna a morire nel suo paese natale, un condannato a morte chiede di poter vedere la luna per l’ultima volta.

Storie ben congeniate

Volendo fare un paragone azzardato che sfiora quasi il vilipendio, il Mississippi di Grisham ricorda il Nebraska di Springsteen. Va beh, ormai l’ho scritto. Grisham dimostra di cavarsela anche in opere dal respiro più breve, le storie sono ben congeniate ed infiocchettate come ci si aspetta da un autore di best seller. Lo stesso dicasi per lo stile, pulito e scorrevole, magari non adatto ai palati più sofisticati, ma destinato a soddisfare le esigenze del grande pubblico. Nel complesso, un’opera gradevole, anche perché da annoverare tra le meno “commerciali” del vecchio John.

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