Fondare una casa editrice è ancora possibile? L’intervista a Carmen Margherita Di Giglio

12833205_10206002602040310_1609132417_n.jpgSiamo pronti a scommettere che ogni vero amante dei libri abbia sognato almeno una volta nella vita di lavorare in una casa editrice, meglio ancora di dirigerla. E chissà, magari qualcuno ha anche partorito qualche progetto, che poi si è arenato per timore delle difficoltà o per mancanza dei mezzi necessari. In effetti, il panorama editoriale italiano è piuttosto sconsolante: come è noto a tutti esiste una oligarchia molto ristretta di grandi case editrici che si spartisce una fetta enorme di mercato, rendendo difficile l’ingresso di nuovi soggetti. Per fortuna però esistono tante piccole realtà, costruite da persone serie e preparate, che riescono comunque ad affermarsi e a proporre autori ed opere molto interessanti. Oggi vogliamo fare la conoscenza di una grande appassionata di letteratura che è riuscita a realizzare questo sogno, coniugando gli interessi personali con l’aspetto professionale, e ci può spiegare quali siano le soddisfazioni e le difficoltà che si incontrano all’interno del mondo editoriale. Abbiamo il piacere di intervistare Carmen Margherita Di Giglio, scrittrice nonché Direttrice editoriale di Nemo Editrice (acronimo di Nuove Edizioni Milano Ovest).

Buongiorno Carmen. Ci spieghi come sei riuscita a realizzare il sogno di tanti lettori: fondare una casa editrice?

Buongiorno a te, Marco. La storia di Nemo Editrice comincia intorno al 2005. Allora facevo la cantante lirica e Nemo Editrice non esisteva ancora. È stato un momento cruciale per me, ho dovuto scegliere tra canto e letteratura, e non nego che sia stata una vera e propria sfida: la mia voce di soprano era in gran forma allora, mi stavano arrivando scritture importanti, come quella per il festival di Salisburgo, uno dei festival operistici più prestigiosi del mondo, e perciò non è stato facile rinunciare a un’attività alla quale avevo dedicato venticinque anni della mia vita, per passare a un’altra, quella letteraria, che avrei dovuto impostare quasi da zero. Però sentivo che era esattamente quello che volevo e che dovevo fare, un sogno che coltivavo da tempo. Oggi, guardandomi indietro, vedo che è stata la scelta giusta. E poi, se rifletto attentamente su quello che stava accadendo in quei giorni, vedo anche il susseguirsi di quelle che Jung chiamerebbe “sincronicità”, per mezzo delle quali persone e situazioni si sono come materializzate nel posto giusto al momento giusto.

Che cosa intendi per “sincronicità”? Puoi spiegarcelo più chiaramente?

Per farti un esempio: quando ci siamo incontrate, io, il grafico Elisa Saraceno (quella che è tuttora il grafico della Nemo) e Stefania Dessolis (che poi sarebbe diventata la nostra prima redattrice) non pensavamo neppure lontanamente a progetti letterari o a case editrici. Ci eravamo incontrate per motivi totalmente diversi. Solo in seguito ci ha unite questa idea comune, che all’inizio ci era sembrata una specie di utopia. Ma ognuna di noi possedeva delle conoscenze o delle passioni specifiche che andavano a servizio del progetto. La vita, poi, ha voluto darci una mano, noi ci abbiamo messo la nostra volontà, la nostra passione e, ovviamente, il nostro lavoro.

C’è qualcosa o qualcuno che ti ha ispirato in questo senso?

Sono stata sempre un’ammiratrice della grande Virginia Woolf. Nel 1917 la Woolf aveva fondato, insieme al marito, un’impresa editoriale, la Hogarth Press. Con la sua casa editrice, Virgina pubblicò non solo i propri libri, ma anche quelli di autori del calibro di Katherine Mansfield, Sigmund Freud, Italo Svevo e James Joyce. Grandioso, vero? La Woolf mi ispirò – o meglio ci ispirò – in questa fantastica utopia. Mi piace anzi pensare che lei, sempre profondamente dedita alla causa delle donne, abbia vegliato su di noi, su questa casa editrice tutta al femminile. Perché anche gli altri credettero in noi e, dopo un periodo di intenso lavoro preparatorio, le Nuove Edizioni Milano Ovest videro finalmente la luce nel 2006. La nostra prima pubblicazione fu Lo scrigno di Ossian, un romanzo ambientato in epoca nazista che avevo scritto a sedici anni e terminato a diciotto tra i banchi del liceo e che oggi è un bestseller su Amazon. A poco a poco iniziammo a pubblicare anche libri di altri autori: e così sono entrati in catalogo Francesca Parisi, Gabriella Pellizzoni, Biancamaria Massaro, Wolfango Horn, Francesco Grasso, ecc. Mi piace dare sostegno agli autori. Quando trovo un talento grezzo e vedo in lui delle potenzialità, mi piace dargli un’occasione e vedere cosa ne viene fuori: i limiti di una piccola casa editrice in termini di marketing e di distribuzione li conosciamo tutti, ma è comunque bello poter fare qualcosa in questo senso.

Il vostro catalogo è frutto di scelte editoriali ben precise. Ce le puoi spiegare?

Nel corso degli anni siamo andati avanti con passi misurati ma costanti, e oggi nel nostro catalogo, che non è grande ma è sicuramente vario, sono inclusi alcuni classici del passato, come Edgar Allan Poe, Goethe, Dumas ecc., oppure opere di grande spiritualità, come ad esempio quelle di Teresa d’Avila. Poi c’è il romanzo storico e una collana, unica, penso, nel suo genere, basata sul rapporto tra narrativa e libretto d’opera. Nel 2014 abbiamo varato anche una collana dedicata alla crescita personale e alla formazione, ossia prosperità, spiritualità, metafisica e benessere. Ho tradotto dall’inglese le opere di Florence Scovel Shinn e di Emmet Fox, due grandi autori del New Thought, che sono state pubblicate da noi sia in ebook che in cartaceo ed è un genere che ci dà molta soddisfazione, sia per il valore dei contenuti, sia perché il pubblico sembra davvero apprezzare questi libri.

Quali sono le caratteristiche che deve avere un romanzo storico per attirare la tua attenzione?

Un romanzo storico, a mio parere, deve essere ovviamente ben scritto (sembra scontato, ma non lo è), coerente a livello dei fatti, cioè storicamente attendibile, ma anche scorrevole e appassionante. Queste qualità, così ovvie eppure così essenziali, non possono essere separate, ma ti assicuro che non è facile trovarle riunite in un’unica opera. Tuttavia sono convinta che autori come Wolfango Horn e Francesco Grasso, che abbiamo pubblicato nella narrativa storica, possiedano tutte queste caratteristiche.

Siamo curiosi di sapere qualcosa di più della tua attività di scrittrice. Puoi parlarci delle tue opere?

Oh, qui dovremmo aprire un capitolo mooolto lungo… un vero e proprio romanzo! Ho cominciato a scrivere all’età di nove anni. Mio nonno un giorno mi regalò 100 lire ed io corsi subito dal cartolaio sotto casa a comprarmi un quaderno. È così che cominciai a scrivere il mio primo romanzo. Da quel momento in poi, non mi sono più fermata… o quasi. Allora scrivevo soprattutto romanzi a sfondo storico (anche due o tre alla volta, non mi creavo problemi di quantità), ma anche qualche lavoro teatrale. Qualche tempo fa, frugando tra le mie vecchie carte, ho trovato persino una versione scenica dell’Orlando furioso dell’Ariosto, scritta intorno ai dodici anni, e i primi capitoli di un libretto per un’ipotetica opera lirica basata sull’Acciarino magico di Hans Christian Andersen. Insomma, come vedi, le idee non mi mancavano. Non mi interessava, però, farmi pubblicare, non avevo mai presentato nulla a un editore, anche se i miei professori del liceo insistevano in tal senso. Io invece non mi ponevo affatto il problema. Scrivevo perché non potevo farne a meno (ed è così ancora oggi), e poi c’erano i miei amici a leggere i miei scritti e a passarsi i quaderni dei miei romanzi tra i banchi di scuola, cosa vuoi più dalla vita?

Scrivevo perché non potevo farne a meno (ed è così ancora oggi), e poi c’erano i miei amici a leggere i miei scritti e a passarsi i quaderni dei miei romanzi tra i banchi di scuola, cosa vuoi più dalla vita?

Ma, come ti dicevo, la mia prima vera pubblicazione è avvenuta molti anni dopo, nel 2006, con Lo scrigno di Ossian, un romanzo dei miei diciotto anni ripreso dal cosiddetto cassetto. Allora la distribuzione per un piccolo editore era quella che era – oggi siamo distribuiti da Simplicissimus e i nostri ebook sono presenti dappertutto, ma allora era tutta un’altra storia. Il marketing?… be’, anche in questo caso, non avevamo chissà quali mezzi a disposizione… non esisteva nemmeno Facebook, pensa! E così il mio libro poteva raggiungere solo un pubblico ristretto di lettori. Ma non mi sono mai lamentata di questo: era un pubblico appassionato, entusiasta, ma anche esigente, il migliore per uno scrittore agli esordi. Quel piccolo pubblico andò gradualmente ampliandosi, fino a quando, a partire dal 2014, l’ebook de Lo scrigno di Ossian è improvvisamente salito ai primi posti tra i bestseller di Amazon, all’interno della narrativa storica, delle saghe, degli illustrati e dei romanzi d’avventura. E così è accaduto anche per il thriller storico La contessa di Calle e per il seguito dello Scrigno, cioè Werdenstein, che scrissi nel 2005 e che è stato pubblicato nel 2010. Anzi, colgo qui l’occasione per ringraziare i lettori che ne hanno decretato il successo e che mi seguono con affetto e partecipazione, spesso scrivendomi per comunicarmi i loro commenti e le loro impressioni: un’interazione che per me è davvero importante e che mi sprona a fare sempre meglio.

Quali sono i progetti di Nemo Editrice per il 2016?

Il 2016 è un anno speciale per noi. Quest’anno, sai, ricorrono il decennale della fondazione di Nemo Editrice e quello della pubblicazione dello Scrigno di Ossian, di cui stiamo preparando la terza edizione cartacea, la quinta in assoluto. Per quanto riguarda invece i nuovi autori, il nostro piano editoriale per il 2016 prevederà solo opere di saggistica. Abbiamo esplicitamente chiesto agli autori di non inviarci più narrativa, ma solo opere attinenti al campo della crescita personale: metafisica, pensiero positivo, medicine alternative, autostima, formazione, legge dell’attrazione, autoguarigione, ecc.

Facciamo un giochino. Hai la possibilità di pubblicare un autore contemporaneo. Chi scegli?

Be’, Omero, ovviamente! Scherzo. Anche se, considerato il mio amore per i classici, mi piace citare una battuta del grande Jorge Luis Borges: Non so niente della letteratura di oggi. Da tempo gli scrittori miei contemporanei sono i greci. Fantastica, non trovi? Borges era un genio puro, un eroe d’altri tempi, e in questo epigramma secondo me è racchiuso un germe della sua arte, ricca di sofismi e paradossi. In realtà, come ti dicevo, adesso pubblichiamo soprattutto opere appartenenti al settore della crescita personale, e perciò sarebbe bello, anche se utopistico, avere in catalogo un mito dei nostri giorni come Louise Hay. Oppure Vadim Zeland, il misterioso ex-fisico russo che ha trasferito le conoscenze della fisica quantistica nel campo della metafisica. Tra gli italiani, ammiro molto Igor Sibaldi con i suoi saggi di filosofia e teologia. Sibaldi è per di più un ottimo traduttore dal russo: sto leggendo in questi giorni l’edizione di Guerra e pace da lui tradotta. Nella mia libreria ci sono altre tre edizioni del romanzo di Tolstoj, più un’altra in ebook, tutte ottime, ma quella curata da Sibaldi è scorrevole e tersa, davvero molto bella.

A questo punto volevamo sapere qualcosa di più di altre due tue grandi passioni: il canto e il teatro. Come riesci a portare avanti così tanti progetti?

Ah, caro Marco, a volte me lo chiedo anch’io! La verità è che adoro scrivere, ma anche lavorare in generale, chi mi conosce bene sa che sono un po’ stakanovista. Ma, nonostante questo, ho comunque dovuto ridimensionare qualcosa nella mia vita, sai, sfrondare il superfluo, o meglio ciò che “era diventato” superfluo. Come ti ho raccontato all’inizio di questa nostra conversazione, quando ho fondato Nemo Editrice è stato necessario scegliere tra canto e letteratura. C’è voluto tanto, ma tanto coraggio: dopotutto, avevo calcato il palcoscenico per venticinque anni della mia vita con tutto l’entusiasmo e la passione possibile, ricambiata dal pubblico, mi pare, con lo stesso entusiasmo e la stessa passione. Però poi ti rendi conto che viviamo in un corpo solo e che non puoi fare veramente tutto. E a quel punto assecondi le tue propensioni più urgenti e i cambiamenti che avvengono dentro di te. Come ho già detto, la scelta di dedicarmi alla letteratura era avvenuta in un momento cruciale della mia vita: la mia voce era in gran forma, mi stavano arrivando delle scritture operistiche importanti, eppure… Ma qui dovrei aprire un altro capitolo, un capitolo che ha il fascino del mistero e dell’insondabile e che manderebbe in solluchero gli appassionati del paranormale. Tuttavia, non ho intenzione di sconvolgere quelli che sono ancorati alla sana e rassicurante realtà sensoriale, e perciò per il momento non ne parlerò.

Ad ogni modo, scegliere la strada della letteratura dopo venticinque anni di carriera operistica è stato quasi come ritornare alle mie radici più profonde, ai miei nove anni, quando mio nonno mi regalò quelle 100 lire ed io comprai il mio primo quaderno, ed è stato anche un po’ come fare un salto nel vuoto, nell’imponderabile. Ma io amo l’avventura, mi piace sfidarmi e mettere in gioco nuove parti di me da condividere con gli altri. Oggi il canto e la musica fanno sempre parte della mia vita, intendiamoci: tutti i miei libri nascono dalla musica, la mia ispirazione parte sempre da lì, come un contrappunto ideale che accompagna il rigo letterario. Schubert, Händel, Offenbach per Lo scrigno di Ossian, ad esempio; oppure Mozart e Wagner per Werdenstein; o ancora, Vivaldi, Pergolesi e i Beatles per la Contessa di Calle. E poi ci sono anche i miei allievi di canto, che mi danno grandi soddisfazioni e a cui cerco di dedicarmi sempre con passione e dedizione. Insomma, come vedi, non si può cancellare una parte di sé, cambiano solo le modalità di espressione, tutto qui.

Prima di salutarti, che cosa diresti a chi volesse fondare una piccola impresa editoriale e quali sono secondo te gli ingredienti fondamentali per portare avanti questo progetto?

Per me l’ingrediente fondamentale è sempre il lavoro, la preparazione e l’acquisizione delle conoscenze. Quella dell’editore è un’attività che spesso richiede di lavorare di sabato, di domenica, sette giorni alla settimana. Tanto più se fai anche lo scrittore. A quel punto il tempo te lo devi veramente inventare. Tra gli altri requisiti fondamentali, ci sono la fiducia nella vita e in se stessi, la risolutezza e un buon grado di flessibilità. Ma soprattutto la passione, l’amore: essere profondamente innamorati di quello si fa e anche di coloro a cui ci si rivolge, cioè il pubblico, i lettori. L’amore muove davvero il mondo, è l’energia più potente che esista.

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