L’amore infelice per antonomasia: Orfi ed Eura. “Poema a Fumetti” di Dino Buzzati

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Però lui la ama. Poco importa se nessuno si schiera dalla sua parte, se tutti lo additano come pazzo, folle, illuso, stolto. Lui la ama. Il problema è che lei se ne è andata e non tornerà mai più, lei che ieri era stella fulgente e oggi lurida polvere d’ossa, fredda nebbia di ricordo. Però lui, ostinato, la ama. Un sentimento sciocco, futile, ridicolo ed immenso, lo tiene incatenato e mentre le catene gli squarciano la pelle, insegue il tremulo spettro di lei, il suo flebile ricordo. Mantenuto in vita dalla fremente bramosia di riabbracciarla, toccherà la terra riarsa degli inferi, vedrà la morte, assaporerà il nulla gelido con le dita ancora brucianti, gli occhi ormai inariditi. Milano non è mai stata tanto simile alla Tracia. Lui Orfi, lei Eura.

La pietra scagliata da Buzzati

La storia più vecchia del mondo

È il 1969. Dino Buzzati scaglia una pietra conto un sistema letterario ancora ingessato e scrive addirittura un Poema a fumetti. La storia è la più vecchia del mondo, forse la narrazione che ha permesso a tutte le altre di nascere, crescere stregare il mondo: il mito di Orfeo ed Euridice, l’amore infelice per antonomasia. L’opera anticipa indubbiamente il graphic novel italiano, abbondano le didascalie, pochi sono i balloon, numerosi i disegni a tutta pagina. L’autore intesse una ragnatela di riferimenti colti che vanno da Fellini a Dalì, passando per Warhol. La tradizione mitica viene così accarezzata e subito dopo scaraventata nella cultura pop del XX secolo, dove Orfi è un cantante che fa impazzire le ragazzine. Forte della liberazione sessuale del ’68, ma anche grazie ad un sano gusto per la provocazione, Buzzati immette nel Poema a fumetti una forte carica erotica sensuale, voluttuosa e carnale anticipatoria di Crepax e Manara.

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Oggi esplode la vita, domani l’ignobile marcio della putrefazione

Oltre la sinuosità ammaliante delle nudità femminili, però, s’acquatta infido l’orrido e il mortifero. Amore e morte, s’intende: bella è la vita, turgido il fiore, carne profumata è la donna. Ma ostile, bieca canaglia è il tempo, abile ad allietare i sensi, maligno nel lasciarli delusi. Tra colori acidi e volti deformati prende così forma la complessità beffarda della vita umana, mai coerente o unitaria. Oggi esplode la vita, domani l’ignobile marcio della putrefazione: l’aria è fetida e non sarà un uomo con la chitarra sulle spalle a stravolgere un ordine eterno.

Sciocco sognatore, incredibile pazzo

Spira poi una brezza leggera e surreale, come quella che potrebbe provenire da un certo Deserto dei Tartari: lo spazio diventa prima immenso, poi si frantuma in un’atmosfera ovattata che galleggia tra nulla ed assoluto, in mezzo a creature di pura fantasia. Le ombre si allungano, i passi risuonano solitari ed Orfi corre, canta, ha pura, sbaglia, stringe una mano e cammina. Lui, sciocco sognatore, incredibile pazzo.

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