Le ultime ore di quattro condannati a morte. “Le menzogne della notte” di Gesualdo Bufalino

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“Le menzogne della notte” rappresenta la vera arte dello scrivere, un esercizio di stile inequiparabile, in grado di attirare l’attenzione del lettore fino quasi ad ipnotizzarlo. Certo, perché un lettore medio riesca ad immergersi totalmente nella scrittura di Bufalino occorre concentrazione e, ammettiamolo, anche avere nei paraggi un fornito vocabolario, ma nel momento in cui acquisiamo la forma mentis necessaria a questa suggestiva lettura, il coinvolgimento sarà totale e quasi visionario.

L’ultima notte di quattro condannati a morte

Il libro narra in modo distaccato, a tratti divertente, ma certamente sempre con una profondità e una delicatezza sorprendenti, l’ultima notte di quattro uomini condannati a morte a causa della loro dichiarata avversione al potere costituito.

“I condannati si buttano sui giacigli, chiudono gli occhi. Non già per dormire: è inteso che ruberanno un supplemento di vita, vegliando tutta la notte; ma per un languore che li ha colti or ora, dopo il bagno, all’imbocco dello stomaco, e che, alla fine delle somme, riconoscono essere paura.”

Questi paladini della libertà, non a caso due dei quali sono letterati, decidono di trascorrere quest’ultima, inesorabile notte raccontandosi alcune vicende della loro vita, non senza distorcerle e romanzarle, rendendole così favole affascinanti che nulla hanno da togliere ai più suggestivi libri d’avventure. Sullo sfondo dell’ambiente tetro della prigione si intravede, però, il barlume di un’unica speranza, avendo loro la possibilità, il giorno seguente, di rivelare il nome del loro capo rivoluzionario, ed essere quindi salvati dalla ghigliottina, ma al contempo perdere per sempre la dignità.

L’Alfa e l’Omega

Bufalino, sia grazie alla maestria della tecnica scrittoria, ma anche per la trama così varia e avvincente, è stato in grado di rendere quanto più piacevole la lettura di un libro che tratta un momento così misero e angosciante quale è l’ultima notte di un condannato a morte.

“Come se avessi nel pungo il cordone di un grande sipario di pezza, sento il cuore battermi in gola, gremirsi di una furiosa, irragionevole felicità… E se nell’occulto d’un sovrumano alfabeto l’Omega di tenebre in cui precipito fosse l’Alfa d’una eterna luce? Lo saprò fra un istante e nel medesimo istante non saprò più di saperlo.”

Al di la della mera trama e dello stile troviamo anche, fra gli interstizi delle vicende, il richiamo alla psicologia dei personaggi, tanto sicuri delle proprie idee rivoluzionarie quanto però ambigui nei loro racconti. Secondo il processo della rimozione di azioni moralmente deplorevoli teorizzato dalla psicanalisi (che nella seconda metà del novecento ha affascinato molti scrittori e letterati), i quattro detenuti hanno reso colpevoli di azioni malsane non loro stessi, i reali responsabili, bensì altri personaggi delle storie. Inoltre notiamo che queste azioni deplorevoli nulla avevano a che fare con le loro polemiche anti tiranniche che li porteranno al patibolo e di cui comunque andavano molto fieri. I peccati ritenuti degni di essere rimossi o mascherati sono piuttosto quelli tipici degli uomini comuni come l’impudicizia, la vigliaccheria e la corruzione.

L’universo umano

Bufalino è quindi uno scrittore che non può passare inosservato e che tutti dovrebbero imparare a leggere per trovarsi davanti agli occhi immagini quasi palpabili, storie mirabolanti e personaggi straordinari, ma anche riflessioni profonde sulla vita e sull’universo umano che, a volte, soltanto le metafore e le perifrasi di una scrittura ricca e cangiante ci possono donare.

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