Le crepe nell’anima estone. “Terra di confine” di Emil Tode

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Head Vabariigi Aastapäeva Eesti!

Il 24 febbraio di ogni anno il ricordo va all’anniversario dell’indipendenza estone, un piccolissimo, sperduto paese dal profumo di pino e dalle case di legno chiaro.

Breve storia di una doppia liberazione

Scatenare la Vabadussõda

La dichiarazione di indipendenza estone è stata proclamata ufficialmente il 21 febbraio del 1918, nella città di Pärnu, la capitale marittima dell’Estonia, residenza estiva della maggior parte della popolazione. Il 24 febbraio dello stesso anno il manifesto venne esposto nella capitale, Tallinn. Il desiderio di indipendenza fu tale da scatenare la Vabadussõda letteralmente, una guerra di libertà (vera e propria insurrezione per liberarsi dall’invasione tedesca). Furono poi i Sovietici a credere di poter occupare il territorio, ma l’Armata Rossa durò fino al 1920 quando l’Estonia, alleata con la Gran Bretagna e l’Armata Bianca, riuscì nell’emancipazione.

La storia di questa nazione non fu facile nemmeno durante il secondo dopoguerra, quando venne occupata di nuovo dai sovietici fino al 1991. Da allora, il 24 febbraio è una data che viene ricordata in tutte le comunità estoni.

Poco tempo dopo l’indipendenza estone, un narratore si racconta attraverso le lettere mai spedite a un Angelo poco definito.

Una terra scomparsa

Ricordi macchiati di sangue

La voce è quella di un giovane traduttore che vive a Parigi e si occupa di curare un’antologia di poesia francese e di tradurla in lingua estone. È fuggito da “una terra scomparsa”, dal grigiore dell’Europa dell’Est dove tutti si odiano, e si trova a camminare ogni giorno tra le affascinanti bellezze francesi che gli riportano alla mente e agli occhi il ricordo indelebile della sua terra cupa dalla natura sconfinata. L’odio e l’amore si dilatano in una vaga nube di ricordi che si macchiano di sangue. La confessione è quella del delitto dell’amante Franz, di cui si scoprono i vaghi incontri nei luoghi benestanti e ai tavolini di nobili ristoranti.

Le crepe dell’animo di un popolo in crisi d’identità

Il vero tema è il dissenso tra l’Ovest e l’Est, la crisi d’identità di quei paesi che, dominati da tempo immemore, si trovano liberi ad affacciarsi su di una Europa moderna. Così viene descritta la confusione umana di un popolo nomadeEmil Tode non è stato apprezzato solo per la sua spiccata sensibilità nel raccontare le crepe dell’animo, ma anche per la dettagliata precisione con la quale ne parla. La scelta di un lessico semplice, ma dalla grande emotività, fa muovere il dettato tra l’introspezione e la vicenda narrata, come se un profondo monologo interiore spaziasse tra irreale e reale, tra ricordo e vestigia insofferenti. Il confronto è quello con l’Estonia di oggi, che il turista al primo sguardo potrebbe scambiare come una sorta di parco giochi dai riflettori puntati su di una piazza adibita a un medioevo mai vissuto, lassù.

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Emil Tode

Cannella e vecchie radio

Ma quello che piace a noi è andare a fondo. Scoprire che i sorrisi di chi vende la cannella come se fosse un introvabile filtro d’amore possa in realtà nascondere il cattivo ricordo dell’oppressione e il sapore prezioso dell’orgoglio nel mostrare oggetti che noi definiremmo futili: i vecchi costumi degli Old believers del lago Peipsi per esempio, o le vecchie radio ritrovate ed esposte nel museo dell’occupazione di Tallinn, quelle dall’interfaccia a bottoni sporgenti e dal suono metallico.

Emil Tode ci insegna a guardare l’Estonia con gli occhi del ricordo di quella che fu una terra di confine.

“Terra di confine” di Emil Tode è stato pubblicato nel 1996 dalla casa editrice Iperborea.

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