Preso a calci dalla vita. “Paperi” di Giulio&Marco Rincione

docciapaperogvs.jpg

Al mondo esistono numerose razze di papere; sono tendenzialmente animaletti buffi ed accattivanti. I loro movimenti goffi, il piumaggio soffice, la beccata che può staccarti un dito da un momento all’altro sembrano aver conquistato il cuore del mondo. Ne è prova il fatto che intere legioni di vecchietti elargiscono loro pane da mattina a sera.

Avete in mente le papere dei fumetti? Ecco, scordatevele

Quando la disperazione comincia a puzzare…

Paperugo però, non fa parte di questo novero. Lacero e macilento, è solo un disperato che puzza di disagio e disperazione da un miglio di distanza. Nel gennaio 2016 Giulio e Marco Rincione sceneggiano e disegnano Paperi, una storia a fumetti breve, ma violenta come uno schiaffo in piena faccia. L’assunto è chiaro: avete in mente le papere nei fumetti? Bianche, felici, senza braghe e dannatamente finte? Il protagonista del racconto è tutto l’opposto ad eccezione del fatto che non ha davvero i pantaloni, ma il risultato nel complesso non è di certo comico. Paperugo è un papero attore che interpreta sul set il ruolo che ha reso Paperino celebre: l’animale allegro, spensierato e felice. Però, una volta uscito dal set, è un essere distrutto e preso a calci dalla vita. Abbandonato dalla moglie e dai figli, si trascina, miserevole e cencioso, tra lavoro e casa. Preda di una forte depressione, si limita ad ingurgitare latte, a biascicare suppliche tra sé e sè ed essere preda di attacchi di panico: «Non mi vedono, non mi vogliono, sono brutto».

«No. C’è ancora molto altro. Non posso sopportare anche questa tortura. Non qui. Non adesso».

Un acre fetore di solitudine

Mentre un invisibile macigno piega la schiena del papero, striscia, infido, un acre fetore di solutudine, terrore, orrore. E questo puzzo senza pietà si infila sotto le unghie, nelle narici, tra le dita, si conficca, ostile, nel cervello e imbratta ogni pagina. Allora le ombre si allungano, scure, e dietro ogni sorriso imputridisce il marcio vigliacco della morte. Dal cielo grigio goccia pece nera, pesante, soffocante. Ogni rumore è un urlo infernale, ogni persona un demonio incarnato. Non si può fuggire, non esiste un luogo salvifico; tutto si gioca tra i palazzi di una città atroce, indifferente, qualsiasi. «No. C’è ancora molto altro. Non posso sopportare anche questa tortura. Non qui. Non adesso». E Paperugo zampetta, cade, stricia, piange, si consuma in un silenzio patetico e asfissiante. Penna dopo penna, diventa un fantoccio lugubre e grottesco: la somiglianza tra un papero ed un uomo qualsiasi non è mai stata più imbarazzante. Un tonfo, uno scroscio, il buio, e tutto si conclude in una pozza di piscio e vomito.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...