Più realtà che finzione. “La scopa del sistema” di David Foster Wallace

scopa del sistema

Il ritratto di un’ umanità inghiottita dalla società dei consumi, da cui nemmeno la letteratura riesce a salvarsi. “La scopa del sistema” di David Foster Wallace

Una vita tormentata

In occasione dell’uscita del film “The end of the tour – un viaggio con David Foster Wallace” ho pensato di dedicarmi alla lettura del romanzo d’esordio di Wallace, “La scopa del sistema”, nel quale si possono già percepire i temi che accompagneranno tutta la sua opera. Un’ opera molto frastagliata, fra romanzi, racconti e saggi, traboccanti di voglia di vivere, di speranze, di irrequietezza, ma anche di paure, di incertezze, di catene a cui il dittatore primo della società dei consumi, il denaro, ci tiene strettamente legati, senza darci possibilità di evasione, se non forse nella letteratura e nell’immaginazione, ma anche purtroppo nell’alcolismo, nelle droghe e infine nell’ultima estrema evasione, quella del suicidio, da cui Wallace stesso, nel 2008 all’età di quarantasei anni, non ha saputo sottrarsi.

Il ritratto della società dei consumi

La voglia dunque di evadere dalla monotonia, la ricerca di altro oltre al confine di noi stessi, delle nostre paure, il rimanere comunque bloccati nell’inesorabile flusso di un’esistenza vuota, immersa nella società dei consumi, in cui il lavoro scandisce le nostre vite come un orologio, come una sveglia che vorremmo spegnere ma che continua imperterrita a suonare senza lasciarci respiro. E’ questo che Wallace vuole trasmetterci con questo libro, il ritratto di un’America nel pieno della sua modernità e sviluppo, un mondo un po’ banale, scarno e poco stimolante, e quindi l’esatto opposto di quello che la pubblicità e la televisione vorrebbero farci credere.

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David Foster Wallace by Giovanni Giovannetti

Lenore Beadsman è laureata in filosofia

La letteratura come speranza di evasione

Lenore Beadsman, una ragazza ventiquattrenne laureata in filosofia si ritrova immersa nel mondo del lavoro facendo la centralinista in una piccola casa editrice di Cleveland, Ohio. La monotonia viene interrotta dall’improvvisa sparizione della bisnonna di Lenore dalla casa di riposo, dalla quale pare sia fuggita di sua spontanea volontà, convincendo a seguirla anche altri anziani e membri del personale dell’ospizio. Lenore inizia le indagini, aiutata dal suo capo nonché amante quarantenne Rick Vigorous, possessivo e insicuro, negazione vivente del suo stesso cognome. L’indagine di Lenore e Rick diventa anche e soprattutto indagine psicologica e interiore, tra grottesche sedute di psicoanalisi e sogni rivelatori di desideri repressi.

Tutta la storia si alterna e si intreccia con i racconti che Rick Vigorous deve leggere e selezionare perché siano pubblicati sulla sua rivista. Se inizialmente queste storie sembrano essere un momento di evasione per la stressante vita di Lenore, la quale chiede costantemente a Rick di narrargliene una, alla fine i racconti diventano strettamente collegati alla sua vita, sia perché lei stessa diventa una lettrice e selezionatrice di racconti, sia perché ritrova sempre più spesso i suoi sentimenti, le sue paure, le sue emozioni nei personaggi di queste storie, la maggior parte delle quali sono state inviate da giovani studenti o neolaureati che come lei sono spaesati e privi di sicurezze in questo mondo moderno.

Una scrittura scurrile e suggestiva

Realtà e finzione dunque si intrecciano in questa storia, tanto comica e grottesca quanto profondamente riflessiva e in cui tutti possiamo ritrovarci grazie anche alla scrittura di Wallace, semplice e persino scurrile da un lato, ma forte, suggestiva e a tratti poetica dall’altro, come in queste righe esemplificative di questa combinazione:

“Lang le carezzò il seno mentre lei piangeva e lo stringeva a sé e pensava a un cielo del Texas, in novembre, attraverso un vetro affumicato”.

Un libro di presagi

Questa commistione tra letteratura e realtà faceva parte dei pensieri di Wallace da sempre, tanto che la letteratura non era per lui un elemento di consolazione e sollievo, ma in tutto e per tutto l’espressione di ciò che aveva in testa e, come dice Bertezzaghi nell’introduzione al libro “è probabilmente per questo che la notizia del suo suicidio ha percosso i suoi lettori con la forza di uno staffilante dolore personale, diretto. […] E in tanti ci si è chiesti quando sarà possibile tornare a leggere le sue opere senza pensarci, senza dare troppo peso ai presagi di cui ora sembrano pullulare”.

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