Dario Fo parlò solo di passione…

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Allo Strehler Il teatro a disegni di Dario Fo e Franca Rame

Il teatro Strehler era quasi pieno, e tutti avevano preso posto. Come spesso accade la prima fila era riservata alle personalità di spicco della cultura, nella seconda cero io. A dire la verità lavevo già visto dal vivo, Dario Fo, in Mistero buffo, proprio nello stesso posto, eppure ero tanto emozionata alla sola idea di ascoltare le sue parole da premio Nobel che mi sembrava di esserne spettatrice per la prima volta. La stessa sensazione la provarono probabilmente gli occhi di quelli che, negli anni Trenta, furono destinatari del primo technicolor, Becky sharp. Così vedevo anche io a colori, i colori del Teatro a disegni di Dario Fo e Franca Rame (Scalpendi 2016, a cura di Andrea Balzola e Marisa Pizza).

Arte, racconti e teatro

ll libro mostra alcuni dei dipinti che Dario Fo ha disegnato durante la sua esperienza in teatro. Un apparato iconografico di immenso valore che andrà a costituire un ricchissimo archivio, fortemente voluto dalla moglie, Franca Rame, scomparsa nel 2013. Le immagini accompagnano i racconti di Jacopo Fo, Stefano Benni, Andrea Balzola e Marisa Pizza, i quali spiegano la complessità che sta dietro a ogni quadro, la tecnica di Fo, il suo lavoro artistico e quello di progettazione degli spettacoli.

«Ho capito il teatro ascoltando e rubando. Così quando Giorgio Strehler mi trovò al buio, tra le poltrone del Piccolo Teatro, mi mise una mano sulla spalla e mi disse: Si ruba eh?»

Il testo e le immagini hanno fatto sì che il libro si costruisse su più livelli: teatrale, testuale, figurativo o più semplicemente, artistico. Lidea è quella di uneditoria multimediale per la quale sono stati coinvolti anche i docenti e gli studenti dellAccademia di Brera soprattutto nella digitalizzazione del repertorio visivo.

A Franca Rame

Prima dedicataria del libro è Franca Rame, artista di straordinaria bravura e collezionista deccezione, che da sempre aveva pensato di allestire un grande archivio, che verrà installato a Verona, di cui un assaggio è Il teatro a disegni. Da privato a pubblico, da tastabile a multimediale, larchivio collezionerà più di cinquemila opere a partire dal Settecento – le più antiche appartenute alla Famiglia Rame – fino alle ultime scene rappresentate dalla mano di Dario Fo, la cui arte tende a sposare il teatro e la pittura attraversando i linguaggi e le idee del mondo contemporaneo.

Dal collage alla pittura

Il libro presenta una sceneggiatura visiva, uno storyboard – diremmo oggi – dove veri e propri spartiti visivi spaziano luso di diverse tecniche: il collage, il disegno, la pittura. Tocca poi al teatro dare loro vita. Significa incidere personaggi autentici, che come marionette si muovono su una tela dallo sfondo luminoso, dai colori brillanti.

Parlò solo delle passioni…

Quando Dario Fo prese la parola mi persi nel suo intervento, come a voler trovare nella sua mano il filo invisibile che fa muovere i suoi disegni. Sorprendentemente, parlò solo delle passioni, della fatica nascosta dietro al sipario rosso di velluto dei teatri di tutto il mondo: «Ho capito il teatro ascoltando e rubando. Così quando Giorgio Strehler mi trovò al buio, tra le poltrone del Piccolo Teatro, mi mise una mano sulla spalla e mi disse: Si ruba eh?»

Indubbiamente, unemozione da premio Nobel.

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