Rivoluzionario fino alla fine. Arrivederci Professore

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Aveva 84 anni ma era come se ne avesse 20. Aveva ancora l’energia per non accettare che un solo gruppo controllasse tanta parte del mercato editoriale e per diventare “Capitano” della Nave di Teseo, la nuova casa editrice di Elisabetta Sgarbi, seguita in questa nuova avventura, oltre da Umberto Eco, da Sandro Veronesi, Hanif Kureishi, Tahar Ben Jelloun.

Io e Umberto Eco

Una storia breve ma intensa, almeno per me (solo per me)

Nella mia vita ho avuto la fortuna di incontrare Umberto Eco due volte. La prima in una conferenza stampa alla storica sede della Rai in Corso Sempione a Milano e la seconda all’Università degli Studi di Milano per una conferenza su Roman Jakobson.

Alla Rai presentava la nuova edizione del Festival della Comunicazione di Camogli di cui era curatore. Alla Statale raccontava invece dei suoi incontri e dei suoi dialoghi con il linguista. Non si limitava a riportare semplicemente quello che aveva letto sui libri come facevano gli altri docenti. Mi reputo una persona fortunata ad averlo incontrato.

Dal Gruppo ’63 alla Nave di Teseo

La passione per la filosofia e la cultura medievale

Ci ha lasciati Umberto Eco: un monumento della nostra storia recente. Originario di Alessandria, si laureò in filosofia nel 1954 all’Università di Torino con Luigi Pareyson con una tesi sull’estetica di San Tommaso d’Aquino, iniziando a interessarsi di filosofia e cultura medievale, interesse che l’avrebbe accompagnato per tutta la vita. Il primo libro che pubblicò fu appunto un’estensione della sua tesi di laurea, dal titolo Il problema estetico di San Tommaso (1956).

Rivoluzionare la televisione e le lettere

Già collaboratore delle più importanti testate nazionali, Umberto Eco, dopo aver vinto un concorso pubblico nel 1954, fu tra i fautori dello svecchiamento della Rai. Nel frattempo cominciò a interessarsi alle influenze dei mass media nella cultura di massa. Celebre è l’articolo del 1961 intitolato Fenomenologia di Mike Bongiorno, in cui già parlava dell’appiattimento mentale che la televisione era capace di provocare nel suo pubblico. Nel 1963 prese parte a uno degli eventi più importanti della storia letteraria italiana del secondo Novecento: il Gruppo 63. Quel gruppo di giovani rivoluzionari che presero a criticare tutti i più noti e letti scrittori contemporanei: Carlo Cassola, Giorgio Bassani e Vasco Pratolini, ironicamente definiti “Liale”, con riferimento a Liala, autrice di romanzi rosa.

Umberto Eco e il fumettoeco2

Amava Dylan Dog e Dylan Dog amava lui. Sul numero 136 Eco è entrato nella storia di uno dei più grandi fumetti italiani attraverso il personaggio Humbert Coe, che ha affiancato l’indagatore dell’incubo in un’indagine sull’origine delle lingue del mondo. Amico di Andrea Pazienza, ha scritto la prefazione ai libri di Hugo Pratt, Charles Monroe Schulz, Jules Feiffer e Raymond Peynet.

I romanzi

Solo nel 1980, a 47 anni, Eco esordì nella letteratura e di certo quel suo primo libro, “Il nome della rosa”, non passò sotto silenzio. Tra i più grandi rappresentanti del postmodernismo italiano, Eco cominciò la sua carriera letteraria con un romanzo che fece storia e che forse, in quanto a qualità, non riuscì ma più a eguagliare, nonostante l’indubbio valore dei suoi testi successivi: “Baudolino”, “Il pendolo di Foucault”, e i più recenti “Il cimitero di Praga” e “Numero zero”.

Questa breve biografia, incompleta per sua stessa essenza, vuole solo invitare ad approfondire la figura di uno degli uomini più affascinanti della nostra contemporaneità.

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