Una giustizia prepotente. “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón

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Quando per la prima volta presi in mano L’ombra del vento, ricordai subito che si trovava lì per caso. «Dimenticato da Giulia. Quella ragazza di Roma che trascorse un paio di notti qui, quasi due anni fa» mi dissi. Così mentre Daniel Sempere trovava L’ombra del vento nel Cimitero dei libri dimenticati, io lo trovavo nella mia libreria. La mia libreria era il mio Cimitero dei libri dimenticati.

Barcellona

Carlos Ruiz Zafón nasce e vive buona parte della sua vita a Barcellona, la città scenografia della maggior parte dei suoi testi. Il più grande successo, L’ombra del vento, è il primo libro della trilogia del Cimitero dei libri dimenticati e racconta l’intreccio tra la vita di Daniel Sempere e quella di Julian Carax, autore dell’omonimo libro, L’ombra del ventoDaniel comincia un’intrigante ricerca sul passato di Carax. Un viaggio nel tempo attraverso le vicende familiari, l’amicizia vera con Miquel Molinar e quella terrificante con il giovane Fumero. Storie che si intrecciano con l’amore puro e peccaminoso per l’eterna Penelope.

Una giustizia prepotente

Daniel cresce insieme a Julian, mettendo a rischio la propria vita come fosse una caccia al tesoro dove ogni tappa va scontata alla supervisione di una giustizia prepotente, ben lontana dall’onestà, dalla moralità e dalla correttezza. Le bugie di chi ha paura, Nuria Monfort, celano una verità sconvolgente dal finale drammatico. Un buon diavolo, Laìn Coubert, con la sua sigaretta fumante e la stilografica blu di Victor Hugo, ritrova la consapevolezza che la parola scritta è l’espediente per ritrovare la dignità perduta. Ché risvegliarsi da un incubo durato trent’anni dà speranza ed è speranza stessa.

Lessi l’ultima riga

Mi sembrava fossero passate due ore dal ritrovamento del volume nel mio Cimitero dei libri dimenticati. Sconvolta, con il libro caldo tra le mani sudate, mi accorsi che L’ombra del vento era stato il guaio più avvincente della vita di Daniel Sempere, tanto da credere che quel guaio era stato anche mio.

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