L’uomo buono. Intervista ad Arturo Pérez-Reverte

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Dalla guerra non si torna mai indenni, anche se ci vai come reporter per un giornale spagnolo. Arturo Pérez-Reverte, dal 1973 al 1994, ha viaggiato per i punti più caldi del mondo (dalla guerra di Cipro, la guerra delle Falkland, la crisi del golfo, sino alla guerra in Croazia e a Sarajevo) osservando e prendendo appunti. Poi si è fermato e agli inizi degli anni Novanta ha abbandonato la carriera da giornalista per dedicarsi completamente alla scrittura. Del 1997 è “Il club Dumas”, uno dei suoi più grandi successi, da cui è stato tratto il film “La nona porta” di Roman Polanski, interpretato da Johnny Depp. L’ultimo suo libro è “Due uomini buoni” (Rizzoli 2015), che parla del viaggio di due uomini, appunto, che sul finire del XVIII secolo, tentarono di portare l’”Encyclopédie” in Spagna

Ho incontrato lo scrittore spagnolo a inizio settembre 2015 al Festival della Mente di Sarzana, tappa del tour promozionale del nuovo libro. Seguivo l’evento per Twenty’z Radio ed ero riuscito in qualche modo ad avere un appuntamento con Arturo. Ero nervoso e agitato. Un’intervista a uno scrittore di fama internazionale non mi era mai capitata. Quando Arturo arriva ci presentiamo e gli dico cortesemente di andare davanti alla videocamera. Allora, uomo tutto d’un pezzo, mi chiede se durante l’intervista avrebbe dovuto guardare me o l’obiettivo della macchina. Gli rispondo di guardare la macchina, cosa che fa con passione per i seguenti dieci minuti. Ma qualcosa va storto. La registrazione non c’è. E io non ho avuto il coraggio di dirglielo. Quando mi chiede se il video è venuto bene gli rispondo di sì. Ci sono voluti mesi per superare la vergogna per questo errore, alleviato dal fatto che il cellulare ha registrato l’audio di tutto il nostro incontro. Ecco a voi, finalmente, cosa mi ha raccontato.

Quale impatto ebbe la pubblicazione dell’Encyclopédie in Spagna?

L’impatto fu enorme non solo in Spagna ma in tutta Europa. Per la prima volta un libro provò a cambiare il mondo per migliorarlo. Fu un libro, l’Encyclopédie, che provò a restituire all’umanità la luce e a toglierla dall’ombra. Il mondo poi non fu più lo stesso.

Una luce che mancava anche in Italia…

Sì, l’Italia e la Spagna, come il Portogallo, erano arretrate. La chiesa fu tra le responsabili principali di questa nostra esclusione dalla fiumana del progresso. Per questo, mentre in altri paesi come la Germania, la Francia o l’Inghilterra, la scienza, la cultura e l’educazione si traducevano in libri importanti, in pubblicazioni e in educazione, in Spagna, Italia e Portogallo tutto rimase soffocato. Qui non ci furono né Newton né Voltaire, ne Locke né Hobbes e nemmeno Kant, perché il peso del vecchio mondo, del vecchio regime era eccessivo.

Quanta storia e quanta fantasia c’è in “Due uomini buoni”?

Io in realtà mi sono ispirato a un episodio realmente accaduto: tutti gli accademici spagnoli, nel XVIII secolo, andarono a Parigi, a quei tempi estremamente rivoluzionaria, per ottenere l’Encyclopédie che era proibita in Spagna. A partire da questo fatto reale ho costruito una trama narrativa, fatta di peripezie e avventure, di viaggi, di misteri, di imboscate, di problemi tentando di far rivivere i saloni filosofici, gli ambienti libertini, gli scontri, i duelli.

Com’è fatto l’uomo buono di cui parla il titolo?

L’uomo buono è quello che vuole cambiare il suo mondo con il patriottismo culturale, quello che sa che i libri, la cultura e l’educazione sono le uniche possibilità che ha il mondo per cambiare in meglio, che sa che di fronte al fanatismo, alla stupidità, all’ignoranza, di fronte al radicalismo, l’unica soluzione è il dialogo, la ragione, i libri, la cultura.

Il XXI secolo ha già avuto la sua Encyclopédie?

No, questo libro è già stato scritto nel, questo libro simbolizza una tappa del mondo della cultura europea e occidentale, c’è già e qualcosa del genere non tornerà più. Oggi cerchiamo tutte le informazioni che ci servono su internet anche dobbiamo avvicinarci a questo grande strumento con sospetto, perché internet non ha filtri, non distingue tra quello che dice Umberto Eco e quello che dice qualsiasi analfabeta senza cultura e senza educazione. In rete non c’è una vera gerarchizzazione dei contenuti. Internet è ricco ma è pericoloso. Dovremmo usare internet solo dopo aver avuto una preparazione adeguata che ci permetta di distinguere il bene dal male. Oggi, quindi, non c’è nessuna opera simile all’Encyclopédie. Oggi, forse, gli unici uomini buoni sono i maestri di scuola, i professori che educano le generazioni di giovani affinché domani possano avere i mezzi per distinguere ciò che è interessante e importante da ciò che è mediocre.

Sei stato in Italia molte volte. Cosa ti piace del nostro paese?

Tutta l’Italia mi piace molto, da nord a sud. In Italia mi sento molto bene. Io sono stato educato nella certezza che, avendo studiato greco e latino, Grecia, Italia e Spagna sono lo stesso territorio, sono la stessa patria. Mi riferisco a una patria che si chiama cultura mediterranea classica, romana, latina, quindi non mi sono mai sentito straniero in Italia. L’Italia mi piace molto, mi piace l’interesse e l’amore per la cultura, mi piace l’aspetto babelico, mediterraneo e variopinto del sud, amo molto Napoli come Milano, come Torino, come Firenze e come Roma. L’Italia diciamo che è un posto, a volte, che considero mia patria più della Spagna stessa.

Ultima domanda. Quali sono gli scrittori che più ami? Alexandre Dumas è tra questi?

No, Alexandre Dumas non è il mio scrittore preferito, anche se è stato lo scrittore che più ha influenzato la mia vita. Lessi Dumas quando ero molto giovane e Il conte di Montecristo I Tre moschettieri hanno mutato la mia percezione della letteratura e del mondo. Mi aprirono tantissime porte però il tempo passa e ora ho 64 anni e sono passati quasi 50 anni da quando lessi Dumas. Oggi ci sono altri autori che occupano più spazio nella mia vita. Joseph Conrad è per esempio un autore con cui oggi ho molta familiarità. Dumas è il mio referente nostalgico.

Grazie a Luigi Cinquegrani per la traduzione dallo spagnolo.

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